Lisa Corva

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A proposito di Nigeria, #bringbackourgirls e scrittrici africane che vogliono che il mondo cambi.

Martedì, 13 maggio 2014 @08:52

"Non pensiate che non veda le sfide che mi attendono. La gente dirà che sono una donna di seconda mano. Gli uomini mi feriranno e scherniranno, ma non mi fermeranno. Rimarrò nella terra dei vivi. Sono tornata e il mondo si schiude davanti ai miei occhi come un uovo aperto a metà".
(Lola Shoneyin)
Raccogli la sfida per le piccole donne che verranno.

Tutti avete visto la campagna #BringBackOurGirls. Forse avete anche voi pubblicato la vostra foto con un cartello e un #hashtag, come Michelle Obama, per chiedere il rilascio delle ragazze nigeriane sequestrate dagli estremisti islamici, ragazze la cui unica colpa è quella di voler studiare. Forse avete visto anche voi la foto di quelle ragazze ricoperte dal velo, nel video fatto circolare dai terroristi. Nigeria. Della Nigeria non so nulla, tranne – come spesso mi accade – quello che mi raccontano i libri. Ad esempio "Piccola ape" (Bompiani), di Chris Cleave, la storia tragica e bellissima di una bambina nigeriana in fuga in Inghilterra, salvata dal machete dei terroristi, un libro che mi aveva profondamente straziato e commosso.
Ma il Buongiorno di oggi è la frase finale di un libro di una scrittrice che in Nigeria ci vive tuttora, Lola Shoneyin, che dopo aver studiato in Inghilterra è tornata a casa. Ed è tratto da "Prudenti come serpenti" (66th and 2nd, una casa editrice di cui, ogni volta, mi meravigliano i libri, con copertine acquarellate, splendide e delicate, come gioielli). Nel libro, Lola Shoneyin (che si è sposata, ha avuto quattro figli, insegna e lotta per le piccole donne del suo Paese) racconta la storia di Bolanle, una ragazza sveglia e laureata, che però decide di diventare la quarta moglie di un ricco poligamo. Nigeria, Paese di ricchezze e di analfabetismo, e di poligamia, tuttora; Lola lo sa, perché sua nonna era la prima moglie, infelice, di un ricco nobile nigeriano. E sua madre questo le ha insegnato: la poligamia va combattuta. Sono le donne, anche, ad accettare le sfide, lottare, cambiare, senza arrendersi. Il futuro dell’Africa passa per le donne? "Io ci credo", risponde la scrittrice, che avevo intervistato mesi fa. E che mi aveva ricordato, molto prima di #BringBackOurGirls: "Non dimentichiamoci che ci sono aree del mio Paese – come nello Stato di Zamfara – dove solo il 5% delle ragazze tra i 5 e i 16 anni sanno leggere e scrivere". La libertà passa per l’istruzione: non è un caso se anche Malala, la bimba pakistana che tentarono di uccidere perché difendeva il diritto delle bambine del suo Paese di andare a scuola, è stata una delle prime ad aderire a #BringBackOurGirls. "E se mi chiede cos’è successo oggi all’eroina del mio libro", dice Lola, "le rispondo: Bolanle è tornata in Università, sta facendo un PhD".
Posso chiudere con una piccola notazione di necessaria, politica frivolezza? La stretta al cuore nel vedere le ragazze sequestrate coperte dai veli grigi. Via tutti i tessuti colorati, i print splendidi che sono il vanto e la meraviglia delle donne africane. Con la scrittrice ne avevamo parlato: "Adoro la moda e tutto quello che disegna Duro Olowu: mi piace l’idea che questo stilista parta dai print tradizionali. Appena compirò 40 anni – quest’anno - mi vestirò solo con questi tessuti. Se vivi in Nigeria, devi scegliere abiti che facciano respirare". Già, respirare. Anche la moda a volte è respiro, è ossigeno. Quanto hanno lottato, le donne prima di noi, per lasciarci la libertà di decidere come vestirci, cosa studiare, dove vivere. Quante piccole donne aspettano che lottiamo ancora, per loro. #BringBackOurGirls e onore alle donne che non si arrendono.

5 commenti

LISA | Martedì, 13 maggio 2014 @16:25

Che bello quello che hai scritto, Monique. Chiudo il computer e… torno al mio libro!

Monique | Martedì, 13 maggio 2014 @15:52

Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai, qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga. Se ne infischiano se le fai troppo soffrire perchè loro s'innamorano di un altro libro, di un'altra storia, e ti abbandonano. Le donne che leggono sono pericolose perchè nutrono i loro sogni e non c'è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita, se lo fa, farà la rivoluzione, se non la fa seminerà il terrore. Le donne che leggono sono pericolose soprattutto per se stesse. Ci sarà un motivo se la storia dell'umanità ha ritardato la lettura alle donne, la natura sapeva che avrebbe complicato loro la vita.
Comunque sia, pazienza, leggere è meraviglioso.
(cit.)

Carla | Martedì, 13 maggio 2014 @14:21

Forse fare nostra questa battaglia, può insegnarci che i diritti non ci sono per sempre. Dobbiamo,davvero, unirci a questa nostre AMICHE!!

LISA | Martedì, 13 maggio 2014 @09:24

Le donne che leggono sono pericolose. Verissimo, Francesca. Grazie a te, anche per aver ricordato Flora Nwapa, che non conoscevo. Le donne prima di noi.

Francesca | Martedì, 13 maggio 2014 @09:20

Oggi mi tocchi il cuore, cara Lisa. Ho dedicato la mia tesi di laurea in Lingue a Flora Nwapa, prima scrittirce africana (lei è nigeriana) che ha pubblicato nel 66 un romanzo in lingua inglese. Rivoluzionario che una donna fosse istruita e sconvolgente che scrivesse un libro. E' proprio vero che una donna che legge è pericolosa. Grazie Lisa per le tue perle quotidiane, per la tua saggezza, per la femminilità che difendi con garbo e orgorglio.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.