Lisa Corva

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Rimanere neutrali, estranei, indifferenti alla mafia, vuol dire comunque farne parte: la mia intervista a Maddalena Rostagno.

Sabato, 17 maggio 2014 @08:13

Delitto Rostagno: ieri, la sentenza, dopo 25 anni di menzogne e piste inesistenti. Questi i titoli dei giornali su Mauro Rostagno, l’uomo dalle tante vite (rivoluzionario di Lotta Continua, idealista, pacifista, giornalista e fondatore di Saman, comunità per il recupero dei tossicodipendenti), che fu ucciso in Sicilia nel 1988.

Ricordo questa pagina di storia italiana a modo mio: con un’intervista che feci anni fa (quando ancora scrivevo per Grazia), a sua figlia, Maddalena Rostagno.

Questo libro è tante cose insieme. E’ il ritratto di un padre che non c’è più, attraverso gli occhi di una bambina; è un atto d’accusa alla mafia; è un viaggio attraverso l’Italia degli anni Settanta, quella del centro sociale Macondo, di Lotta Continua e delle comunità hippy e post-hippy. E’ il ricordo, continuo, straziante, fermo nel tempo, di un ultimo sguardo: quello tra Maddalena, la figlia, e Mauro, il padre, uno sguardo qualsiasi, un mattino come tanti, senza sapere che quel giorno, proprio quel giorno, il 26 settembre del 1988, un uomo, un padre, sarebbe stato ucciso, e la vita di quella figlia sarebbe cambiata per sempre. Così è nato "Il suono di una sola mano" (Il Saggiatore): il libro scritto da Maddalena Rostagno, insieme ad Andrea Gentile, per non dimenticare, e per raccontare a chi in quegli anni non c’era. Uscito nel 2011: proprio quando, 23 anni dopo, è iniziato il processo per l’omicidio di Mauro Rostagno: l’ex leader di Lotta Continua, che in Sicilia, in un baglio in campagna, aveva fondato Saman, una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, e in Sicilia è stato ucciso.

Maddalena, perché questo libro?
"Per "ravvivare la memoria", in un momento nel quale ricordare tutto, ogni piccolo dettaglio, è davvero importante. I processi si fanno nelle aule, non fuori; ma l’attenzione pubblica conta, conta eccome: è anche grazie a quest’attenzione, e a una raccolta di firme partita nel 2008, che si è arrivati alla riapertura del processo. Ma il libro l’ho scritto anche per me stessa, come valvola di sfogo, per stare "più composta" in aula".

In fondo è come se raccontasse suo padre a una ragazza che ha vent’anni adesso, che non ha mai sentito parlare di lui, nè di Lotta Continua, di Saman, di Macondo…
"Forse ho scelto Andrea come compagno di avventura e di scrittura anche per questo, per cercare di "arrivare" anche a chi è nato dopo Mauro, dopo la sua morte".

Il suono di una sola mano è quello della meditazione, secondo una favola zen che le raccontò suo padre. E’ anche il titolo del libro. Non è troppo ermetico?
"Lei trova? Ma io credo che dopo aver letto quella storia, che riporto nel libro, si possa capire benissimo chi fosse davvero Mauro".

Nel libro racconta che, il giorno del funerale lei, che aveva appena quindici anni, volle una colonna sonora precisa, per il tragitto in auto dalla chiesa al cimitero: "The
sound of silence" di Simon & Garfunkel, ripetuta venti volte, in loop. Questo libro è anche un modo per rompere il silenzio?
"Non solo. Mio padre era musica. Di ogni canzone posso dire se l’ho sentita con lui o senza di lui. Che fosse la chitarra, uno stereo o un concerto sentito dal vivo al parco, la musica era una costante nella nostra vita. E sono tante, troppe le canzoni che me lo ricordano: Sultans of Swing dei Dire Straits, è una delle prime".

Lei si chiama Maddalena. Ma suo padre la chiamava Kusum: Kusum Ma Santosh, "fiore di contentezza". Un nuovo nome per una nuova vita: alla fine degli anni Settanta, infatti, avete vissuto in un ashram in India.
"Sono stati due anni meravigliosi. Scoprire a quell’età che il mondo non è solo quello che conosci sotto casa tua è importante. E poi il verde indiano, dopo aver visto l’India, ha un’altra intensità rispetto al nostro verde".

Mi ha colpito un piccolo dettaglio, la cravatta di Naj Oleari (che andava così di moda tra le ragazze milanesi agli inizi degli anni Ottanta) che comprò per suo padre a Milano: strano regalo, per un ex sessantottino, ex arancione, che all’epoca si vestiva solo di bianco…
"Era un gioco, tra me e Mauro: serviva a ricordargli quanto io cercassi "normalità", anzichè la nostra quotidianità fuori del comune".

Lei si augura che chi legge questo libro lo chiuda, e pensi…
"Che rimanere neutrali, estranei, indifferenti alla mafia, vuol dire comunque farne parte".

5 commenti

Domo | Lunedì, 19 maggio 2014 @20:21

Per Giusy: ti ringrazio

Giusy | Lunedì, 19 maggio 2014 @17:01

Ciao Domo, non ho ipotesi-pensiero. Mi riferivo alle prime ipotesi lette sui giornali.E' passato tanto tempo, e credo di ricordare che, prima di arrivare alla "longa manus" mafiosa, sono state fatte altre congetture, tutte inattendibili. Questo è quanto. E leggerò il libro della figlia.

Domo | Lunedì, 19 maggio 2014 @10:42

Per giusy: cosa intendi con "quante ipotesi"? A me sembra che ci sia solo una certezza e non tante ipotesi, se ti va chiarisci(mi) il tuo ipotesi-pensiero. Grazie

Giusy | Sabato, 17 maggio 2014 @14:49

Bellissimo, Lisa, ricordare Mauro Rostagno. Quante ipotesi sulle cause del suo assassinio. E brava Maddalena e brava tu, per aver dato spazio al ricordo di una bella persona.

carla | Sabato, 17 maggio 2014 @11:59

Brava Lisa a ricordarci pagine della nostra storia!!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.