Lisa Corva

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Perché sai, su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato splende una città illuminata con lampioni verdi.

Giovedì, 15 gennaio 2015 @10:12

"Perché, sai, su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato
splende una città illuminata con lampioni verdi."
(Ghiannis Ritsos)
Guardati la mano, cosa indossi oggi? Un anello o tanti anelli, un bracciale… Che segreti custodiscono, che ricordi fanno luccicare?

Il Buongiorno di oggi splende come un gioiello. E’ di Ritsos, uno dei miei poeti preferiti, poeta greco del Novecento (cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho sfilato). Mi piace molto, ed è per questo che l’ho scelto come #spillo della settimana su Gioia: perché invita a guardare i gioielli che indossiamo ogni giorno, magari automaticamente, senza pensarci; i gioielli talismano, qualunque essi siano: un anello d’oro con una pietra antica (io, che non so distinguere uno zaffiro da uno smeraldo, un brillante vero da uno finto); o un braccialetto di stoffa, un filo di conchiglie comprato su una spiaggia.
Com’è cambiato, profondamente, il nostro rapporto con i gioielli. Un tempo erano, appunto, gioielli: segni di ricchezza, benessere, investimento. O anche romanticissimi pegni d’amore. Come i Lover’s Eye, nel Settecento: acquarelli su avorio, miniature che riproducevano l’occhio della persona amata, e diventavano braccialetti, spille, pendenti. Da portare magari tra le pieghe dell’abito, nascosti, vicino al cuore… (Me ne hanno parlato da Bomba, la boutique romana che è la mia rubrica da Ragazza dallo Sguardo Prezzante su How To Spend It di gennaio, perché hanno deciso di rieditarli: tra maglie in cachemire e marsine in stile settecentesco, lì trovate anche Lover’s Eye contemporanei, fatti da un’artista, su commissione. Incredibile!).
Ma torniamo ai gioielli. Un tempo pegni d’amore o regali da un uomo a una donna – magari anche solo per dimostrare il proprio potere e la propria ricchezza. Regali di fidanzamento, di matrimonio, per la nascita di un figlio. Regali-investimento per un’amante. In un romanzo storico che sto leggendo adesso (un’anteprima, uscirà ai primi di febbraio: "Dimore vuote", Neri Pozza), li incontro nella storia di Huguette Clark, ultima misteriosa discendente di una delle grandi fortune d’America, che visse reclusa in ospedale lasciando case e magioni vuote. Ecco la descrizione dei gioielli che il padre comprò alla madre di Huguette, a Parigi, prima di sposarla, all’inizio del Novecento: "Un braccialetto con trentasei zaffiri e centoventisei piccoli diamanti, un paio di pettinini di tartaruga con trecentoventi diamanti e una collana di perle a due fili, di Cartier, con un fermaglio costituito da un diamante di sette carati".
E adesso? Un braccialetto di zaffiri e diamanti contro un bracciale fatto di stoffa colorata? Perché no. E spesso non è un regalo, ma un auto-regalo: come mi hanno raccontato da Dodo, tempo fa, ora le donne comprano da sé i gioielli, anche non preziosi, che desiderano. Inutile aspettare un fidanzato o marito che magari non c’è, o che non ci pensa proprio, ad entrare in una gioielleria…
E tutte li abbiamo, i talismani. Per questo, quando ho intervistato, per Elle Decor, Francesca Amfitheatrof, il nuovo Design Director di Tiffany (avete presente la nuova collezione con la T di Tiffany?), le ho chiesto, a lei che vive tra i gioielli e disegnando gioielli, quali fossero i suoi bijoux del cuore, quelli da cui non si separerebbe mai. Risposta: "Porto sempre la fede di mia nonna, e un anello di Lalique che apparteneva all’altra nonna. Sono i miei talismani".
Talismani… Li ho anch’io, ovviamente. A partire dall'anello con monetine fuoricorso dell'ultimo capitolo di "Glam Cheap". Un anello che esiste davvero. E i vostri talismani, quali sono?

9 commenti

LiSA | Sabato, 17 gennaio 2015 @11:19

La cosa buffa è che, mentre scrivevo e pensavo ai gioielli della nostra vita, sono andata a trovare un'amica, che mi ha fatto vedere l'anello - molto semplice, molto design - regalo del compagno e marito dopo trent'anni insieme. Trent'anni! Rideva, e mi diceva che però l'aveva scelto lei, o meglio, l'avevano scelto insieme: non si fidava dei gusti del marito. Mi è piaciuto anche quest'approccio democratico alla coppia: inutile sperare di cambiare la persona che amiamo (un po' è possibile, certo, si cambia anche per contaminazione e osmosi), ma se certe cose proprio non ci piacciono meglio scegliere insieme. Anelli, anelli, e le storie degli anelli.

Giusy | Venerdì, 16 gennaio 2015 @16:12

beh, a volte capita di volersi sentire anonima...

Anonimo | Venerdì, 16 gennaio 2015 @16:11

Mi piacciono le "mani bambine"di Claudia. E mi piace il racconto di Franci che ha trasformato l'assenza-presenza di suo marito in Luce, in preziosa eredità. Bella lezione di vita.

LISA | Venerdì, 16 gennaio 2015 @10:14

Franci, grazie per la storia e i ricordi. Quella collana di corallo nero, e quell'anello da mignolo fatto con gli orecchini regalo della nonna… mi sembra quasi di vederli.

claudia mdg | Giovedì, 15 gennaio 2015 @20:23

Ops, ho avuto un presentimento e ho riletto il mio commento... mi è partito un hanno senza h!

claudia mdg | Giovedì, 15 gennaio 2015 @20:19

Grazie Franci per questo racconto, penso anch'io che i veri talismani sono le persone che ci anno amato, che abbiamo amato. Mi sono guardata le mani dopo aver letto il post di oggi e mi sono accorta che non indosso niente, e le mie mani così, senza nemmeno lo smalto, mi sono sembrate mani bambine e mi hanno fatto sorridere.

franci | Giovedì, 15 gennaio 2015 @19:21

Porto sempre un anello da mignolo fatto con i primi orecchini che mi ha regalato la mia nonna. Sono due roselline quasi stilizzate con un piccolo rubino al centro. Mi da sicurezza, forza, fiducia, speranza e una certa allegria. Quando sono triste, per fortuna non capita spesso, mi basta guardarlo e mi ricordo quanto mi diceva: "se qualcun l'interno affanno si portasse in fronte scritto, quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà e ancora altri mottetti del Metastasio che erano diventati il suo "vangelo laico" su come affrontare la vita. Tuttora li ricordo e mi aiutano a sdrammatizzare situazioni del quotidiano. Avevo solo sei anni quando è morta, ma potere del suo affetto per me, ho sempre il suo ricordo vivo dentro. Ho anche una collana di corallo nero, regalo di mio marito che non c'è più da tempo con orecchini, anello, braccialetto, una parure che metto spesso, ma il ricordo di mio marito, che è stato un grande e bellissimo amore è in tutto quello che sono e nella persona migliore che sono diventata grazie a lui, nella serenità che mi ha saputo regalare prima di lasciarmi. Non ho bisogno di nessun" talismano "per ricordarlo, perchè lui è con me, è la luce dei miei pensieri, la guida nelle mie scelte. Non pensiate che sia una donna triste, la sua eredità è anche leggerezza, voglia di vivere, di conoscere, di sorridere, perchè la vita mi ha dato tanto e può sempre arrivare qualcosa di inaspettatamente piacevole. Carissima Lisa, amo i suoi "spilli" da quando pubblicava pensieri e stralci di poesie su City. Grazie.

LISA | Giovedì, 15 gennaio 2015 @18:00

Mi fa simpatia il braccialetto ippopotamo… Grazie di aver scritto, Francescasièsposata. Aspetto qualche altra storia, come siete timide oggi! Fate tintinnare i vostri braccialetti e scrivetemi.

Francescasièsposata | Giovedì, 15 gennaio 2015 @12:11

La fede alla mano sinistra, alla destra l'anello di fidanzamento e un altro anello con un angioletto. Al polso un piccolo ippopotamo, insieme ad altri charms che mi ricordano tante cose belle della mia vita! Oggi ho i due bracciali che ho comprato in India e una collana di cianite (regalo del mio papà) che è l'unica pietra di cui mi sono innamorata insieme all'amazzonite che non sia una pietra viola! Credo nella cristalloterapia...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.