Lisa Corva

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Cronache da Budapest: i parcheggi di speranze nel vecchio ghetto e le acque lente del Danubio.

Mercoledì, 8 aprile 2015 @09:15

Sono stata per la prima volta a Budapest prima che cadesse il Muro. Viaggiavo ancora con lo zaino, in treno, non esistevano i cellulari, ma c’erano ancora – ben segnati - i confini. Di quel viaggio, con un’amica, ricordo poche cose e molti incontri, gli incontri di una vita. Da allora Budapest è cambiata, accelerata, e poi è tornata indietro: una città in bilico tra cambiamento e disfacimento. In questi giorni l’ho riscoperta a casa di amici ungheresi che stanno pensando di partire, migrare, il mappamondo davanti (sì, c’è proprio un vecchio mappamondo a casa loro, di plastica, insieme al laptop sempre acceso e a skype su cui progettano il prossimo viaggio, forse il viaggio definitivo).
La Budapest che ho scoperto insieme a loro non è quella monumentale che già conoscevo, nostalgica e art nouveau; la Budapest del Castello o delle terme Gellért, della pasticceria Gerbeaud dove inizia uno dei più bei romanzi di Sándor Márai, "La donna giusta". La Budapest che ho scoperto in questi giorni di freddo aprile è quella del quartiere ebraico nel settimo distretto, a Pest; il vecchio ghetto che paradossalmente – visto che siamo sotto un governo di destra, quello di Orban, fortemente antiebraico – è in realtà la zona più vivace della città. Caffè wi-fi, ristoranti kosher, locali che spuntano tutto intorno alla sinagoga; case fatiscenti dove si aprono i "ruin bar", dei baretti tra le rovine, con l’elettricità volante, mobili di recupero; oppure, se la casa è già crollata, ecco apparire il cartello bianco e blu di un "parkoló", un parcheggio volante di automobili. Parcheggi dove per ora si parcheggiano speranze.
Poi vai sulle rive del Danubio in una giornata di sole, vedi passare le barche, cammini su quei ponti che sono capolavori, e ti chiedi se la città ce la farà – ma le città in qualche modo ce la fanno, sempre; i sogni soffocati poi in qualche modo riprendono a respirare, anche se in altre città.

2 commenti

LISA | Mercoledì, 8 aprile 2015 @10:57

Non tutto l'Est Europa è così, anzi. A Varsavia, dove sono stata per la prima volta l'anno scorso, ho sentito e visto un'energia che la percorre tutta… Un'energia di cambiamento. Dicono che possa diventare la "nuova" Berlino! Budapest è come frenata, soffocata, amareggiata. Ma è vero, Alessandra, viaggiare serve anche a questo: a fermarsi e pensare. Anche ai nostri sogni.

Alessandra R. | Mercoledì, 8 aprile 2015 @10:32

Una velata malinconia trapela dal tuo racconto. O quanto meno è ciò che io sento. L'est europeo non lo conosco e l'ho sempre immaginato così: paesi che fanno fatica a decollare, che trattengono ancora e visibilmente palese i segni di un passato recente pieno di dolore. Ma si coglie, seppur quella sensazione malinconica, il fascino della decadenza, di un passato che non c'è più ma che si respira ancora tutto intorno. Come sempre i tuoi reportage non sono solo una descrizione del dove del cosa ma uno spunto di riflessione per la quotidianità: fermarsi e pensare. Cosa... va bene tutto, purchè sia stimolo a mettere in discussione noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.