Lisa Corva

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Tutto quello che è in me di vivo e ardente.

Mercoledì, 29 aprile 2015 @09:12

"Tutto quel che batteva in lei di vivo e ardente, quella leggerezza frenetica, giocosa e feroce, quel passo da regina che aveva ancora quel pomeriggio nelle corsie della rianimazione, tutto questo imbarca acqua a tutto spiano e penzola nel suo cervello, pesante, inzuppato: a furia di avere ventitrè anni ne aveva ventotto, a furia di averne ventotto, ne ha trentuno, il tempo corre mentre lei getta sulla sua esistenza uno sguardo freddo, uno sguardo che scortica uno dopo l’altro i diversi aspetti della sua vita – monolocale umido dove proliferano scarafaggi e fioritura di muffa tra le giunture delle piastrelle, prestito bancario che si mangia il superfluo, amicizie eterne relegate ai margini da famiglie di recente creazione, catalizzate su culle che la lasciano di marmo, giornate sature di stress e serate tra ragazze da tappezzeria ma depilate alla perfezione, ciarlando in sinistri lounge bar, sfilza di femmine disponibili e risate forzate a cui lei finisce sempre per aggregarsi, pusillanime, opportunista, salvo rari episodi sessuali su materassi schifosi, contro la fuliggine unta della porta di un parcheggio, tipi spesso goffi, frettolosi, tirchi, insomma amanti incapaci, l’alcol in abbondanza per lustrare il tutto, ecco; l’unico incontro che le prende il cuore è un tipo che le scosta una ciocca di capelli per accenderle la sigaretta…"
(Maylis de Kerangal)
Tutto quello che è in me di vivo e ardente.

Quando me l’hanno consigliato ero molto dubbiosa. Un libro che parla di un ragazzo in coma dopo un incidente? Di un trapianto di cuore? Eppure "Riparare i viventi", della scrittrice francese Maylis de Kerangal (uscito da poco per Feltrinelli con la bella traduzione di Maria Baiocchi e Alessia Piovanello), è un libro forte, che ti cattura, a partire dal titolo: "riparare i viventi", non solo per gli organi trapiantati (scusate la crudezza, ma questo è, questo riparare tra la vita e la morte), ma anche riparare le delusioni, gli errori, cucire e ricucire le speranze. Perché il romanzo è tutto intorno a un ospedale: una specie di "coro greco" che comincia con il ragazzo che arriva, in coma, e poi, con ritmo che non rallenta mai, il medico, l’infermiera (quella del mio Buongiorno), la madre del ragazzo, la fidanzata, la donna a cui verrà trapiantato il suo cuore… Lo leggi e senti solo il cuore che batte. Il tuo. Tutto quello che è in noi di vivo e ardente.

1 commento

Alessandra R. | Mercoledì, 29 aprile 2015 @10:50

Molto descrittivo. Di una descrizione minuziosa e tagliente. Però sì, ti cattura. Un'abilità descrittiva di quelle che non stancano ma che ti inchiodano al racconto. Francese l'autrice. Ecco, non sono strani questi francesi? Però nei loro racconti c'è qualcosa di geniale. E mi son sempre chiesta (magari tu mi puoi illuminare in questo senso) se alla loro genialità non serva una copertina vezzosa e colorata (che contraddistingue invece i libri in lingua inglese). Vero che è un'opzione di marketing (?) della casa editrice (credo) ma mi son sempre chiesta il motivo di questa scelta (non) stilosa: c'è che se dovessi scegliere un testo in francese dalla loro copertina abbandonerei ogni intenzione. Eppure hanno qualcosa di charmant. E questo libro pare confermarlo, seppur crudo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.