Lisa Corva

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Siamo tutti frangibili.

Lunedì, 7 marzo 2016 @09:03

Siamo tutti frangibili. La frase è tratta dal bel film "Perfetti sconosciuti" (ora nelle sale), da cui ho tratto l'idea per un pezzo di storie (e segreti) che è uscito su Gioia. Eccolo.

Chi l’ha detto che non esistono più i diari segreti? Esistono eccome, solo che non hanno il lucchetto. E tutti ne abbiamo uno in tasca: è il nostro cellulare. Del resto, siamo tutti ridiventati adolescenti, con uno smartphone in mano; anche chi non ha niente da nascondere, men che meno tradimenti clandestini, non lo presta e non lo lascia in giro. Giù le mani dal mio telefonino! Forse per questo in un film come "Perfetti sconosciuti", Kasia Smutniak butta lì, a cena tra amici, una provocazione: e se adesso tutti leggessimo messaggi e whatsapp man mano che arrivano sui telefonini, cosa scopriremmo? Noi l’abbiamo chiesto in giro: ecco cinque storie tra le tante. E una sicurezza: meglio non leggere sui cellulari altrui, soprattutto quelli di mariti e fidanzati. Non si sa mai. Sono radioattivi.

Alice, 45 anni.
Convivevo da dieci anni. Tutto bene, finché non è arrivato in ufficio un collega che mi ha fatto perdere la testa. Non entro nei dettagli, tanto la storia era solo una cosa, e per quello mi ci sono buttata: sesso. Sesso ad alto voltaggio: il meglio era messaggiarsi continuamente, cose che solo a ripensarci arrossisco. Comunque. Una mattina mi sono dimenticata il cellulare a casa. E proprio quel giorno lui, il mio fidanzato, era a casa con l’influenza, malato o dichiarato tale; passando dal letto al divano, sente quest’ultimo – il divano intendo - vibrare sotto il suo sedere. Era il mio cellulare. Lo prende in mano e sotto i suoi occhi compaiono parole che voi umani non potete immaginare. Quando sono tornata a casa mi aspettava col telefonino in mano. "E’ un gioco da ufficio", ho improvvisato. "Ci stiamo prendendo in giro, lo facciamo sempre." Scenata, ovviamente non voleva crederci. Non so come ma ho alzato la voce: e quindi dopo dieci anni insieme non mi credi, gli ho detto, sarebbe questa la fiducia che hai in me? Pianti, lacrime. Alla fine ci ha creduto, o ha fatto finta. Ci siamo lasciati lo stesso, qualche mese dopo… Si vede che era destino. Ma ancora adesso se ripenso a quel divano vibrante mi viene da ridere.

Sara, 37 anni.
La mia storia di cellulare è un pezzo di dramma familiare. Ero tornata a casa dopo l’Erasmus in Francia; era il 2001 e non avevo un cellulare mio. Mio padre mi presta il suo per scambiarmi qualche sms con un mio fidanzatino francese. Non sapeva che i messaggi mandati rimanevano in memoria... E così ho letto quelli che si scambiava con la sua segretaria. Segretaria? La sua amante! Sono rimasta sconvolta. E l’ho affrontato. Ero solo una ragazza… Mi ha risposto, secco: non ho mai smesso di amare tua madre; senza aggiungere altro. La cosa buffa è che ricordo benissimo quel cellulare, era un Nokia da super dirigente, che, dopo, mi regalò. Credo di averlo ancora da qualche parte. Non ho mai detto niente a mia madre… Ma ancora adesso, quando in riunione vedo che c’è chi messaggia sotto la scrivania (lo faccio anch’io, magari con la babysitter; o mando un whatsapp al mio capo per commentare al volo l’amministratore delegato senza che gli altri capiscano), mi chiedo quali siano i segreti nascosti nei nostri cellulari.

Simone, 35 anni.
Soffro di insonnia. Sono un avvocato e in genere succede vicino ai casi importanti. Quando mi capita, per non disturbare la mia compagna – quella che all’epoca era la mia compagna – mi alzo e vado in salotto a lavorare. Mi era successo anche quella notte. Erano le quattro, io a occhi sbarrati nel letto; mi alzo, vado di là, accendo il computer. Sopra il tavolino c’è il cellulare di lei, e in quel momento – alle quattro di notte! - lo schermo si illumina... Lo prendo in mano, messaggi whatsapp, uno peggio dell’altro. Aveva un amante. E la storia andava avanti da mesi. Ci siamo lasciati, ma ancora adesso mi chiedo se, lasciando il cellulare non spento in sala, proprio lei, che sapeva che soffrivo di insonnia, non avesse voluto farsi scoprire. In ogni caso, ora vive con un altro insonne. Le conviene essere più prudente.

Anita, 27 anni.
Io sono l’altra. O forse solo immagino di essere l’altra. Non so neppure bene io, che cosa sono. Sono quella nascosta dentro un cellulare. Lui è sposato, ha due bimbi piccoli; un uomo affascinante, colto, con cui parlo di tutto quello che mi affascina nella vita. L’arte, il design, e la nostra passione comune: la Grecia. Mi scrive cose bellissime quando vede qualcosa che gli ricorda me. Mi manda foto, poesie... I suoi messaggi arrivano sempre alla stessa ora: l’ora, sospetto, in cui sua moglie mette a letto i bambini dopo cena, o carica la lavastoviglie. E io, sospesa, in quella casa che non so e non conosco. No, non è mai successo niente tra noi, neppure un bacio. Solo una volta mi ha invitato fuori a pranzo, ed è arrivato con un regalo. Io, aprendolo, tremavo, come fosse una dichiarazione d’amore.

Valentina, 35 anni.
Dovevamo partire, in vacanza insieme. Prima di andare in ufficio cerco a casa una chiavetta usb per poter caricare i pdf dei biglietti aerei e stamparli. La trovo, la metto nel pc. Nella stessa chiavetta c’erano varie cose tra cui una cartellina con un nome strano. La apro… Dentro tante foto di una donna che conosco: al bar, per strada, a casa sua, ritratti fatti col cellulare, scherzosi, divertenti, poi sempre più intimi, fino a trovare le foto di lei e lui insieme al mare, nella stessa casa dove eravamo andati in vacanza l’anno prima, lei con le mutande che avevo regalato io a lui, in atteggiamenti inequivocabili.
Io guardavo tutto come se non fossi me stessa, come se fossi un’altra me… Lo choc è stato tale che non sono riuscita a parlargli subito. Solo in vacanza gli ho detto: "se la tua felicità non passa più per noi, è meglio che tu vada ". Ha scelto di restare, ma io ero terrorizzata; dopo qualche mese ho scoperto il codice del suo cellulare e ho cominciato a leggere... E ho trovato, purtroppo: una chat che è stata come una sparachiodi sul cuore. Ci ho messo un anno a lasciarlo; lui sta con lei ma mi cerca ancora, dicendomi che non riesce più a essere felice.
Ognuno di noi ha dei segreti che è meglio restino tali. Sta alla nostra onestà parlare con chi amiamo, quando questi segreti diventano ingombranti o ci impediscono di essere felici. Ma ci vuole tanto coraggio e non tutti ce l’hanno.

2 commenti

LISA | Martedì, 8 marzo 2016 @08:20

Grazie della tua storia. E' un po' quello che racconta il film. Siamo tutti frangibili, e la scatola nera della nostra fragilità è il telefonino. Che deve rimanere, giustamente, segreto.

Fanci | Lunedì, 7 marzo 2016 @16:07

Non ho veri segreti, ma il mio cellulare è proprio cpme un diario intimo. Certi sms alla mia amica del cuore sono lo specchio dei miei sentimenti, delle mie perplessità, dei miei desideri, delle contraddizioni, degli avvenimenti più significativi. ho anche una lunghissima storia di sms della buonanotte (durano da circa sette anni) più o meno poetici, ma sempre permeati di dolcezza con una persona di cui posso onestamente dire che è più di un amico, ma meno di un amante, perché entrambi abbiamo una corrispondenza di amorosi sensi platonica. Certamente mi seccherebbe moltissimo che qualcuno li leggesse, anche se sono innocenti e talvolta naif, perché sarebbe come mettere a nudo un'area troppo strettamente personale, anche se come ho già detto non ho nulla da nascondere, sono vedova da dieci anni e lui è scapolo, dedito al suo lavoro, tanto da considerarlo in un certo senso una missione, quindi nessuno dei due ha compagni/e traditi. Per concludere: sono gelosissima del mio cellulare e cerco di non lasciarlo mai in giro e anche se ho un figlio sposato e quindi fuori casa non vorrei mai che lo leggesse. Non so se sia pudore o semplicemente il fatto che conoscerebbe di me il lato non strettamente materno che ovviamente è quello che non conosce, anche se potrebbe facilmente immaginarlo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.