Lisa Corva

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Ti aspetto sulla Via Lattea.

Mercoledì, 24 marzo 2010 @07:12

"Ti aspetto sulla Via Lattea
al chilometro numero nove
dove comincia il sentiero per Sirio.
(in questa o nella prossima vita).
non è un mio patetico delirio
nè il sogno pazzo di un amante:
è l’eterno-presente-desiderio
che gioca fino in fondo la partita.
è l’amore, indistruttibile diamante"
(Francesca Genti)

Ti aspetto, dunque. Verrai?

(Francesca Genti è una giovane poetessa che sto scoprendo adesso, su consiglio – diciamo affettuosa ingiunzione – di un amico. E mi piace moltissimo: è una vera romantica metropolitana. I versi sono tratti da "Poesie d’amore per ragazze kamikaze", Purple Press. Per chi la vuole conoscere, oggi a Milano, alle 11, c'è un suo reading alla Sala Napoleonica di Brera)

8 commenti

trex | Mercoledì, 24 marzo 2010 @21:24

Per Cam: grazie per le tue parole. E' bello sapere che le mie parole sanno ancora toccare qualcuno,sono lusingata. Adesso sto iniziando a camminare nella luce,è un sentiero stretto,come quello che porta a Sirio,ma comincio a camminare mettendo un piede davanti all'altro,senza guardare ciò che lascio dietro di me. Ci sono molti incontri da fare su questo sentiero e voglio regalare un sorriso ad ogni viandante che vorrà fare un pezzo di strada con me,o accompagnarmi fino a destinazione. Guardarli negli occhi ed arrivare fino all'anima,fino a quella in cui mi specchierò. Spero di non farti scalpitare troppo dietro quei canapi,voglio fare quei tre giri con il sole che mi illumina il viso e scalda la mia pelle. Voglio arrivare a Sirio,a piedi nudi in un bagno di luce.

Giusy | Mercoledì, 24 marzo 2010 @14:10

Mi sto riavvicinando, pian piano, alla poesia.Anzi, riconciliando. Quasi quasi spicco un salto e piombo su Brera: quanta nostalgia!

La leoncina | Mercoledì, 24 marzo 2010 @12:25

Naturalmente sono io, Lila

La leoncina | Mercoledì, 24 marzo 2010 @12:23

Si stanno riaffilando i miei artigli forse perché nell'aria e in me c'è molta voglia di primavera, voglia di un nuovo corso ma anche di mantenere le sane abitudini (è per questo che mi piace scrivere quì). Cam mi dispiace che tu stia passando un brutto periodo spero che passi presto. Cerca di vedere il bello delle cose semplici che abbiamo nella vita. Solo così riuscirai a fuggire dall'incubo, da quel dolore che senti che ti dilania. Inoltre volevo farti notare una cosa Lisa:
E' l'Amore, industruttibile diamante
che gioca fino in fondo la partita,
è l'eterno-presente-desiderio
non è il sogno pazzo di un amante
né un mio patetico delirio.
In questa o nella prossima vita
dove comincia il sentiero per Sirio
al chilometro numero nove
ti aspetto sulla Via Lattea.

Non è sorprendente la magia delle parole di questa poesia? E comunque anche io aspetto. Speriamo bene. Auguro a tutti voi una buona giornata.

alexo | Mercoledì, 24 marzo 2010 @11:03

Lalla , da quanto tempo ti aspetto.Da quanto. Un bacio.

Cam | Mercoledì, 24 marzo 2010 @10:58

I SILENZI SIDERALI SONO MUTI ?

Il silenzio sussurra ciò che le grida impediscono di sentire. Il silenzio ci parla usando un linguaggio che noi non sempre riusciamo ad interpretate. E’ questo il silenzio delle parole parlate. Poi c’è il silenzio del cuore, quello che abita luoghi affollati, quell’assordante silenzio che satura gli "inferni d’asfalto" rendendo il nostro animo torrido (più che gelido) e impermeabile, persino all’amore. A proposito di silenzi e di comunicare (con le parole, con gli sguardi, coi corpi) ho trovato illuminate il libro di Marcela Serrano "Il tempo di Blanca", a detta di qualcuno un po’ troppo "femminile".

Chi sa come sono i silenzi lassù al chilometro nove della Via Lattea, dove si abbandona la strada e si imbocca il sentiero. Chi sa quali incontri si possono fare a quel crocicchio di strade. Chi sa se arriveranno quelle persone che stiamo aspettando già da vite precedenti e che forse mai verranno anche se ne vivessimo altre, infinite, future. Ma ai crocicchi delle strade si fanno gli incontri più strani e inaspettati e, con la scusa di una informazione, altri viandanti ci raccontano le loro vite, ci parlano dei loro sogni infranti o di quelli che stanno ancora sognando. A volte - poi - capita di vedere negli occhi di chi abbiamo di fronte i nostri occhi, quasi che un magico specchio sia interposto tra noi: due viandanti che forse, senza saperlo, stanno percorrendo il medesimo, invisibile, cammino. Uno specchio che parla al nostro cuore e ci invita ad entrare in quel "mondo altro" che è però anche in noi, mondo che fino a quel momento non abbiamo avuto il coraggio di guardare, di esplorare, di conoscere, di capire.

Ieri ero per l’ennesimo volta in ospedale e con me, per cercare di rompere il silenzio di quelle lunghe ore che parlano usando linguaggi che mai vorremo ascoltare, un libricino di Erri De Luca. Uno di quei libri di poesie scritte in prosa che si leggono tutti d’un fiato, libri di carta pesante ma dalla lettura leggera, che impegna ma non affatica. Leggendolo, tra le righe stampate, sembravano affiorare altri pensieri non scritti. Ho provato ad appuntarli sul mio quadernetto. Parole "sofferte dalla morte alla vita".

"Sei di fronte a me notte e giorno. Candela che lentamente ti spegni. Flebile fiamma nelle mani del vento ("Candle in the wind" ha cantato un giorno qualcuno alle nostre anime tristi).
Eppure io sento così forte il desiderio di vita. Vita attorno a me. Vita dentro me. E vorrei abbracciarti - Vita - e passare le mie dita tra i tuoi capelli che si librano nell’aria, stendardo di grazie e dolcezza. Vorrei baciare le costellazioni che decorano il tuo corpo, piccoli nei, arabeschi di henné ed assaporare così il sapore salato delle stelle. Vorrei sentire il caldo e dolciastro latte di quella mandorla scura, porta che conduce alla vita, mistero profondo che tu solo conosci e custodisci e difendi riparandolo dalla luce del sole dall’acque dai venti. Tu Atena-Afrodite, angelo o demone, che vorresti parlare al mio cuore frastornato da urla che fuori impediscono il comunicare, che dentro vorrebbero liberare liberarsi liberarmi, spezzare catene, liberare gli ormeggi, spiegare le vele per salpare verso la Croce del Sud, verso quell’isola – mondo nell’oceano del mondo – dove respirare l’aria fresca e leggera degli Alisei e colorarmi di sole e stemperarmi nel mare e sprofondare in te, Vita, Utero mai sterile, e perdermi e morire e rinascere e ritrovarmi."

Per TREX: tu hai raccontato quello che io ho vissuto (per motivi diversi dai tuoi, credo) e che in parte sto ancora vivendo. Sono parole stupende cara "acchiappa pensieri free-lance", poetessa, scrittrice … che importa tu hai colto l’essenza dello scrivere: catturare il semplice rincorrersi di emozioni e pensieri. Le tue sono parole che scorrono armoniose attraversando i territorio aspri e dolorosi del tuo cuore. Aspetto ora di leggere parole di luce: perché i tuoi occhi parlano e le tue parole toccano (e come toccano); perché il tuo cuore non è un pugno di sangue e di nervi che batte senza ambizioni, ma è un fremito di emozioni che perforano dolorosamente le carni, le tue le mie le nostri carni, generando dolori che sentiamo proprio perché ancora vivi; perché il tuo corpo dà forma a un’anima irrequieta che scruta i silenzi, i tuoi i miei i nostri silenzi, per trovare nuove parole.

Forse però il termine "aspetto" (usato a proposito dell’attesa per leggere le tue nuove parole) non rende bene l’idea: il mio è un aspettare impaziente come quello di cavalli scalpitanti tra i canapi in Pazza del Campo a Siena. Tre giri ci aspettano …

m. | Mercoledì, 24 marzo 2010 @09:41

per trex. ma quanti siamo che ci sentiamo così?

m. | Mercoledì, 24 marzo 2010 @09:41

per trex. ma quanti siamo che ci sentiamo così?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.