Lisa Corva

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Chiudi gli occhi. Di cosa sa il tuo Natale?

Mercoledì, 20 dicembre 2017 @08:40

"L’odore che ricordo di mio padre era quello di un albero di Natale, misto di cera spenta e di aghi d’abete bruciacchiati, misto dell’odor di miele di certi dolci e della fragranza del tè e del panettone. Quel babbo, imperterrito fumatore di Capstan biondo e di trinciato moro, aveva un sapore antico e vegetale che riempiva i polmoni di forza quando lo abbracciavo".
(Paola Masino)
Chiudi gli occhi. Di cosa sa il tuo Natale?

Il mio Buongiorno di oggi, che è anche lo #spillo della settimana su Gioia, è tratto da "Album di vestiti" (Elliot), un libro molto particolare, scritto da Paola Masino, scrittrice ormai dimenticata degli anni Trenta, compagna di Massimo Bontempelli (direi molto dimenticato anche lui, io stessa non ho mai letto nulla), e ripubblicato qualche anno fa da Elliot Edizioni. Libro che ho letto con molta curiosità, perché è la storia di una vita raccontata attraverso i vestiti, attraverso i ricordi dei vestiti. Neppure un’immagine, solo ricordi e parole. E un pezzo di questo libro faceva parte delle letture/esercitazioni (in cattedra! che buffo) che ho scelto per il workshop di Fashion Writing tenuto al Naba, la Nuova accademia di belle arti di Milano.

E dunque, di che cosa sa il Natale? Il Natale di Paola Masino è di inizio Novecento; eppure anche il mio Natale, un secolo dopo, sa di panettone e di tè. E di candele: ho sempre ammirato gli alberi di Natale nordici, con le candele di vera cera d’api. Forse per questo in questi anni compro una corona di vero abete. E’ sul tavolo e rilascia un profumo sottile, che sa di bosco. E il vostro Natale, di che cosa sa?
Mentre ci pensate (e aspetto le vostre risposte!), leggete questo:


"Era il pomeriggio di Natale quando Ádám la portò in via Költö. Durante il tragitto si era scatenata una tempesta di neve… Una volta usciti dall’auto, non vedevano a due passi dal naso per via della tormenta. Annuska ancora in quel momento non conosceva la casa in cui entrava, non sapeva nulla di nulla. Era stato Ádám a trovare l’appartamento, ad affittarlo, arredarlo, ed era stata tutta una sorpresa, una sorpresa di Natale.
Dapprincipio non le fu permesso nemmeno di entrare nella stanza, rimase a sedere fuori, nella piccola anticamera dell’atelier, si soffiava sulle unghie, alitava sulla finestra, ma non riusciva a sciogliere gli arabeschi di ghiaccio. Faceva freddo. Ádám armeggiava nell’atelier, lei sentiva rassettare, si udì anche il crepitìo del fuoco, poi uno scoppiettio e Ádám cominciò a scuotere un campanello. Lei sapeva che quello era il segnale, che adesso poteva entrare, e in verità non se ne meravigliò. Aveva sempre sospettato che non sarebbe potuta andare diversamente: un giorno, all’improvviso, sarebbe arrivato l’angelo, avrebbe agitato un campanello e sarebbe arrivato il Natale, un Natale come ce n’erano dappertutto nel mondo, tranne che a Tarba.
Si precipitò dentro, avrebbe voluto urlare, come tanto tempo prima, quando aveva visto Jenö alla finestra, la pala d’altare, o il presepe di Anzsu, gridare e pestare i piedi per la gioia, ma dalla sua gola non uscì alcun suono. Perché lì, al centro dell’atelier, c’era un albero di Natale gigantesco, quali se ne addobbano solo nelle stazioni o negli ospedali, un albero enorme, con sprizzascintille, candele colorate, avvolto nel luccichío di nastri metallici e stelle filanti; dai suoi rami pendevano noci dorate e cuori di cioccolata, ghiaccioli d’argento, globi di vetro grossi quanto un pugno e sprizzascintille accesi, in cima era piazzata una stella cometa e sotto, dentro una cesta per il pane, avvolto in una realistica fasciatura da infante, con una cuffia sulla testa a una bianca camiciola, c’era Gusztáv, che guaiva spaventato a morte…
Annuska aveva ventisei anni. Questo era il suo primo Natale".

E’ il 1958 quando esce, in Ungheria, "Affresco" di Magda Szabó. Ora ripubblicato da Monika "con la kappa", l’editrice ungherese che porta i libri di Magda (ma non solo) in Italia, con Anfora Edizioni. Ve lo consiglio il libro, la storia di Annuska e della sua fuga da una famiglia infelice per diventare se stessa; e mi è piaciuto così tanto questo suo primo Natale, quest’albero gigantesco mentre fuori nevica e quest’amore che scalda tutto, un uomo che sa sorprenderla e un cucciolo di cane; mi è piaciuto così tanto, che ho voluto regalarvelo, per Natale.
Ma non basta. Ho appena cominciato a leggere "Christmas Pudding" (ripubblicato adesso da Fig Tree/Penguin Books), un breve romanzo scritto negli anni Trenta da una Nancy Mitford giovanissima (l’avete letto, vero, "L’amore in un clima freddo", Adelphi?). Sono già arrivata alla scena in cui la castellana, Lady Bobbin, passa di notte nelle stanze dei suoi ospiti (tutti di famiglia) per riempire di cianfrusaglie le calze, spaventandoli a morte. Ma fa parte della tradizione, no?
E dunque, buon Natale, ovunque siate, con il panettone o senza. Raccontatemi i vostri sapori e i vostri riti delle feste. Perché raccontare è celebrare.

6 commenti

roma | Martedì, 26 dicembre 2017 @08:10

ho cercato di rivivere un mio vecchio natale ma troppe cose mi sono mancate .... soprattutto la meraviglia di queglii anni

LISA | Giovedì, 21 dicembre 2017 @10:57

Carla, cappelletti in brodo fatti a mano, che meraviglia...

Carla | Mercoledì, 20 dicembre 2017 @16:15

L’odore del mio Natale è gioioso, intenso e confuso... Noi, come famiglia, iniziamo a festeggiarlo un mese prima. Per il ponte di Sant’Ambrogio si iniziano a prepare i cappelletti fatti in casa ad uno a uno. Poi la zia prepara le cartellate, pasta fritta e poi ripassata nel miele ... la nonna prepara il baccalà fritto, che nel frattempo ha inondato, per una settimana, la casa, tra acqua da cambiare e sale grosso! E siamo solo alla vigilia! Ma poi il vero odore sono i sorrisi delle persone, le grasse risate intorno alla tavola, il vino bianco speziato, il muschio del presepe è il rosso delle stelle di Natale. Sa dei canditi del panettone, lasciati nei piatti insieme alle bucce dei mandarini, dell’uovo sbattuto con lo zucchero per la crema di mascarpone che tanto non basta mai! Sa dell’odore del risveglio,di faccia stropicciata e pigra: perché cose c’ è di più bello di appisolarsi sul divano aspettando il caffè, che non arriva mai in tempo.
Sa della brace del camino, del fuoco che scoppietta che fa luce e scalda.
Non so se questi odori siano reali, ma io li sento tutti.
Buon Natale, Lisa!
Buon Natale a tutte!

LISA | Mercoledì, 20 dicembre 2017 @09:37

Grazie, Monikaconlakappa. I punti interrogativi misteriosi sono delle specie di decorazioni di Natale...!

Monikaconlakappa | Mercoledì, 20 dicembre 2017 @09:22

(I punti interrogativi del commento precedente non sono stati inseriti da me!)

Monikaconlakappa | Mercoledì, 20 dicembre 2017 @09:19

Grazie Lisa per la condivisione del brano di Affresco che è anche uno dei miei preferiti. Ádám è un uomo inverosimilmente perfetto che riesce a rendere il primo Natale di Annuska che può festeggiare, inverosimilmente bello.
Voglio credere che maschi così esistano veramente!
????Anzi, qualcosa di simile è successo anche a me e sono sicura che Ádám del romanzo è la personificazione del marito di Magda Szabó.
Il loro amore fu veramente speciale.
Buon Natale, cara Lisa e grazie per la bella sorpresa!
Tanti baci,
Monika

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.