Lisa Corva

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In un giorno grigio all'inizio della primavera.

Mercoledì, 2 maggio 2018 @08:15

"So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ancora."
(Adrienne Rich)
Andarsene. Seguire la strada delle parole, aprire la porta. Fuggire, per ritrovarsi.

La poesia di oggi – che è anche il mio #spillo su Gioia – è tratta dal numero di gennaio di "Poesia", Crocetti Editore; un numero antologico che raccoglie trent’anni di versi. Adrienne Rich è una poetessa americana del Novecento. La rivista pubblica la poesia per intero, che è bellissima (ed è tratta da "Atlante del mondo difficile"); ve la ricopio. La traduzione è di Rosanna Vallarelli e Maria Luisa Vezzali.


"So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
che ha una sola intensa luce gialla e una finestra che rabbuia
nella spossatezza dell’edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontana dall’oceano,
in un giorno grigio all’inizio della primavera,
languidi fiocchi di polline mulinano
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ancora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale,
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti d’immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati e mai incontrati, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto al neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista incerta:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato
e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla
e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai doveri che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
qui dove sei approdata, nuda come sei".

4 commenti

Tortora Giuseppe | Lunedì, 21 maggio 2018 @08:47

Ciao
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Cordiali saluti

LISA | Giovedì, 3 maggio 2018 @11:40

Piace molto anche a me l'immagina della cucina col bambino in braccio, forse perché è così femminile, così Sylvia Plath direi. Ma anche il salire dalla metropolitana, verso una giornata uguale alle altre, quando invece sogniamo lo straordinario, o almeno un amore straordinario. (E che buffo che tu in quella cucina leggessi i miei pezzi di moda! Grazie di avermelo detto. La moda consola, a volte, o fa sognare, che è lo stesso).

Carla | Mercoledì, 2 maggio 2018 @22:03

*un’immagine di me...

Carla | Mercoledì, 2 maggio 2018 @21:59

Bellissima!! I versi che più mi hanno colpito sono: so che stai leggendo questa poesia in cucina, mentre riscaldi il latte, con un bambino che piange sulla spalla e un libro in mano..." è esattamente il mio ritratto.
Leggo esclusivamente in cucina, al mattino mentre preparo e faccio colazione. Leggendoli, mi hanno catapultato, come in un tuffo nella memoria come in una speciale madleine personalissima, intima e nascosta immagine di me giovane madre che in cucina non si arrendeva alla vorticosa nuova vita perchè lei stessa aveva sete di parole, di lettura. E, quasi sempre, allora, erano i tuoi articoli di moda su Grazia.
Non sai, cara Lisa, quanto quegli articoli mi abbiano cullato, fatto sorridere, ridere e amare me stessa anche se non ero " di moda", perché la vita mi fuggiva via fra le mani.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.