Lisa Corva

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E se tu potessi tornare indietro nel tempo? Viaggio nel Novecento e un racconto di Capodanno.

Venerdì, 28 dicembre 2018 @08:48

Un viaggio all’indietro, quasi una macchina del tempo: questo è l’articolo che ho scritto per Elle, ma con una sorpresa, il racconto che Francesca Diotallevi mi ha regalato, e che qui non ho dovuto tagliare! Guardare indietro è un buon modo per andare avanti. E per dire grazie (a proposito, su Repubblica di sabato 29 dicembre, il mio ultimo articolo del 2018, che parla proprio di gratitudine!). Buon anno nuovo e coriandoli per terra a tutti.

Un viaggio all’indietro, quasi una macchina del tempo: è quello che promette M9, il nuovo museo inaugurato a Mestre. Completamente multimediale, e dedicato alla storia del Novecento italiano (www.m9digital.it). Un applauso per l’architettura: facciate multicolor di tasselli di ceramica, su progetto dello studio berlinese Sauerbruch Hutton (marito e moglie, Louisa Hutton: bene per le donne che costruiscono!). Nell’ideazione del museo sono stati coinvolti 47 storici; i materiali digitali (6.000 foto, 820 video, 400 file audio) provengono da 150 archivi. Un viaggio nel tempo: ma tu, in che punto del Novecento, in che piazza, fabbrica, casa vorresti tele-trasportarti?
L’ho chiesto a Marta Verginella, storica e accademica: "Vorrei tornare ai tempi dell’Assemblea Costituente, dal giugno 1946 a Palazzo Montecitorio, quando solo il 5,5% dei deputati non aveva il titolo di studio universitario, e si posero le basi costituzionali dell’Italia democratica e antifascista, che oggi vedo minacciata. O, sempre a Roma, nelle piazze dei cortei femministi degli anni Settanta, gonne a fiori e slogan, quando si raccoglievano le firme per la depenalizzazione dell’aborto e per la legge di iniziativa popolare sulla violenza sessuale, e si credeva che la parità tra i sessi fosse dietro l’angolo".
Ma l’ho chiesto anche a Francesca Diotallevi, l’ultima delle scrittrici che quest’anno si sono misurate con la storia (vincendo il premio Strega, a Helena Janeczek con "La ragazza con la Leica", Guanda; e il premio Campiello, a Rosella Postorino con "Le assaggiatrici", Feltrinelli). Francesca Diotallevi ha invece scritto "Dai tuoi occhi solamente" (Neri Pozza), intorno alla fotografa-mito Vivian Maier, un libro-biografia poetico, che mi è molto piaciuto. E mi ha regalato questo racconto:
"È la notte di San Silvestro del 1965, a Genova. Per terra le stelle filanti si afflosciano sui sanpietrini umidi, tra le schegge di vetro. L’aria è pervasa di risate e cori che sfumano lontani, il fiato gela tra le labbra.
Una giovane donna svolta in Via del Campo e cammina fino alla Piazza, che porta lo stesso nome. È colorata, Piazza del Campo, con le tinte accese dei palazzi intonacati, è rumorosa, gioiosa. Sedute sugli scalini davanti all’ingresso di una casa ci sono cinque ragazze che chiacchierano ad alta voce. Hanno i capelli cotonati, gli occhi bistrati di nero e le minigonne corte sulle gambe slanciate; gesticolano con ampi gesti delle mani, intente in una animata discussione. Due di loro, nel frattempo, coccolano un cagnolino, uno di quei bastardini dal pelo arruffato e gli occhi languidi. La giovane donna si avvicina, sorride. Ha una macchina fotografica appesa al collo e la solleva per mostrarla alle cinque ragazze. «Posso scattarvi una fotografia?» domanda.
Le cinque la scrutano, dapprima sospettose, poi, davanti allo sguardo aperto della sconosciuta, ai suoi capelli corti così irriverenti, al soprabito di seta lucida, mettono da parte la diffidenza.
«Ma certo, tesoro. Come vuoi che ci mettiamo? Così?» ride una di loro, scimmiottando una posa. «Siate voi stesse» risponde la giovane, sollevando la fotocamera all’altezza del volto. Davanti all’obiettivo, le cinque ragazze sembrano rilassarsi improvvisamente. Sono loro stesse fino in fondo. Cinque donne nate nel corpo sbagliato. Un corpo che hanno odiato e combattuto con ferocia, fino a scendervi a patti nella resa di un’orgogliosa emarginazione. Un corpo che stride con l’anima di ognuna di loro, che le ha portate a vivere una vita difficile, anticonvenzionale. Un corpo da maschio, sbagliato, che devono vendere per poter sopravvivere.
Il flash le illumina con i sorrisi distesi e gli occhi consapevoli di quanta sofferenza occorra per afferrare la libertà, per tenerla stretta. Belle, bellissime, e libere.
La giovane donna abbassa la macchina fotografica, ringrazia.
«Come ti chiami, dolcezza?» domanda una di loro, le labbra pitturate di rosso, lo sguardo acceso di malizia.
«Lisetta» risponde la giovane. «E tu?»
«Morena».
Si salutano, la giovane donna riprende la sua strada. È Lisetta Carmi, e verrà ricordata come una delle più talentuose fotografe italiane. Alle sue spalle Morena ricomincia a chiacchierare a ruota libera. Un giorno le sue labbra color carminio ispireranno un grande cantautore che in quella via ci passa ogni giorno. Verrà ricordata come Bocca di Rosa.
In quella piazza, quella notte di tanti anni fa, è andato in scena l’incontro tra due spiriti liberi insofferenti a regole e imposizioni. È lì che vorrei tornare".



Io, invece, vorrei tornare agli anni del Novecento in cui le mie nonne erano bambine: non so niente della loro infanzia, vorrei vedere come giocavano, toccare le loro bambole, sedermi per terra e giocare con loro.

2 commenti

LISA | Venerdì, 28 dicembre 2018 @15:58

Sai, Lilabella, neppure io - finché Francesca Diotallevi me l'ha raccontata - conoscevo la storia di Lisetta Carmi (che, tra l'altro, ha avuto una vita avventurosissima, fino in India). E' bello quando le parole aprono mondi, vero? E portano coriandoli di storie. Qui in questo link di una mostra che le ha dedicato Palazzo Ducale a Genova trovi la foto di quel Capodanno.

Lilabella | Venerdì, 28 dicembre 2018 @11:28

Lisa, non puoi capire quanto sia bello leggere queste tue parole. Sono rimasta affascinata dalla storia di Lisetta Carmi e di Morena. Per la potenza che hanno le azioni in un mondo che ci vuole tutti uguali e che guarda il diverso con un certa supponenza. Per fortuna sono state fatte tante lotte per dare modo a quella sofferenza di uscire fuori, di urlare la libertà che ci appartiene, che appartiene a tutti in quanto esseri Umani. Magari tante volte questo sfugge ad alcune persone. Ho letto anche quello che mi hai scritto rispondendo al mio commento del tuo precedente post riguardo all'Amore. Hai perfettamente ragione, l'Amore è anche in tutto quello che ha riguardato e riguarda il nostro cammino di vita, nonne e nonni, Padre, Madre e Nipoti. Non ho figli e alcune cose non posso capirle ma l'Amore non ha confini e spesso non è legato neanche a legami di sangue. Ti auguro di trovare tante stelle filanti e coriandoli per strada e tanti bei colori che diano luce al tuo cammino, al tuo viaggio...Un sorriso al salotto verde. Lila

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.