Lisa Corva

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Vorrei una vita di una taglia diversa (e altri pigiama-pensieri).

Martedì, 22 gennaio 2019 @07:30

Sì, vorrei una vita di taglia diversa. O almeno vorrei poter riportarla in negozio, e cambiare taglia. Più larga, più comoda, più me. L’ho pensato qualche giorno fa, dopo aver fatto il mio (unico) acquisto in saldo quest’anno, e aver capito che era troppo piccolo. L’ho riportata indietro, la micro casacca di velluto di Cos, e l’ho presa una taglia in più. Lì alla cassa, tra le luci al neon, tra tutti gli abiti fast fashion che ormai mi fanno sentire in colpa perché penso alle condizioni indicibili in cui vengono fabbricati nel sud del mondo, ho pensato che vorrei una vita così: un pochino più comoda e larga. Intanto, ecco il mio pezzo-pigiama che è uscito su Repubblica il 12 gennaio. Ispirato da varie cose: convalescenze, e il mio lavorare da casa...

Vivere in pigiama. O quasi. Tentazione ancora più forte a gennaio, quando la temperatura si avvicina allo zero, il cielo è grigio, il raffreddore e la malinconia in agguato, e ci si vorrebbe ibernare fino alla primavera. Per chi ha un badge da timbrare al mattino, la vita in pigiama è un sogno, ma in realtà l’esercito di chi non si muove da casa è in aumento: collaboratori ahimé "occasionali", freelance molto creativi e molto precari. E poi, c’è il picco dei "pigri da weekend". Una vita in letargo che in realtà è iper-connessa: laptop per lavorare o per drogarsi di Netflix, cellulare per farsi recapitare cibo con Deliveroo o qualsiasi altra app metropolitana. Lo sa bene Ottessa Moshfegh, brillante scrittrice trentenne americana, che ha scritto un romanzo quasi noir: "My year of rest and relaxation" (Jonathan Cape). Protagonista, una ragazza a Manhattan, bella, bionda, ricca. E disperata. Tanto che decide, con la complicità di una psichiatra da denuncia, di intontirsi pian piano di farmaci e non uscire più di casa. Perché ha una speranza: quando uscirà dal letargo, dopo un anno, sarà per svegliarsi a nuova vita. Il romanzo uscirà in primavera per Feltrinelli, quando anche noi (forse) saremo in risveglio. Trama balzana? Non troppo, e probabilmente ispirata dall’antologia che Ottessa ha curato per Paris Review of Books, in Italia uscita per Fandango: preziose interviste a scrittrici-mito, da Dorothy Parker a Margaret Atwood. Donne che, ça va sans dire, hanno scritto senza uscire di casa; a letto, sul divano, sul tavolo della cucina, esattamente come fa Ottessa.
Per non precipitare nell’abbruttimento di tuta e hoodie, che è quello, peraltro, che si infila la protagonista del romanzo; e per non emulare necessariamente Lena Dunham, altra trentenne anticonvenzionale, regista e attrice, che posta coraggiosamente selfie strabordanti sdraiata sul suo letto, ecco qualche idea. Anzi, quattro. Homewear, innanzitutto: la maggior parte delle catene di fast fashion, H&M o Zara, ha reparti interi di leggings e T shirt perfette per stare a casa. Il pigiama, intanto, ormai è così trendy che c’è chi lo usa per uscire. Dopo l’apripista Julian Schnabel, pittore e regista; lo sfoggia Clara Bona, architetto d’interni a Milano e simpatica icona di stile Instagram over 50 (ne abbiamo molto bisogno!). Lei l’ha scelto sartoriale, di seta e a fiori, abbinandolo ai tacchi e una vestaglia usata come cappotto (tutto comprato, mi racconta, da Del Selletto, piccolo atelier milanese). Idea numero due: a casa si sta scalzi o con le furlane, ovvero le pantofole di velluto tradizionali friulane (ora proposte anche in versione luxury, da Gallo). Per gli uomini, i più dandy ovviamente, grande revival delle "slippers" British style, sempre in velluto, con lo stemma araldico ricamato (non stiamo scherzando!). Tre: un cuscino, anzi molti cuscini. Di cotone, velluto, lino; per aggiustare la posizione sul divano, sul letto, sulla poltrona. Quattro: una coperta, anzi copertina. Se saltate la rata del mutuo la potete comprare di cachemire (io, confesso, ce l’ho: un vero lusso di cui sono grata), ma va benissimo anche il classico plaid tartan che non passa mai di moda (infatti c’è chi lo trasforma in cappotto).
Pronti per il letargo? Così equipaggiati si può resistere non un weekend, ma mesi interi, scoprendo – come raccontano le giornaliste moda più chic intervistate recentemente dal Guardian – che l’homewear preferito è essenzialmente quello più cheap, morbido e distrutto dai lavaggi. E che con un giaccone sopra ci si può anche avventurare al bar a fare colazione, senza spaventare nessuno. I più ritrosi ad entrare in letargo sono gli uomini, forse perché il loro antistress preferito è già molto casalingo: zapping, birra, tv. Non l’ideale per i selfie. L’eccezione sono ovviamente gli scrittori. Lawrence Osborne, firma Adelphi, vive a Bangkok ma scrive volentieri – e con il pigiama a righe che apparteneva a Graham Greene - nella writers retreat Santa Maddalena, in Toscana, che ospita premi Pulitzer; Edmund White se può non esce dalla vasca da bagno vintage. Un mondo migliore: un mondo in pigiama.

6 commenti

LISA | Lunedì, 4 febbraio 2019 @19:26

Elena, tutto giusto! I tuoi vestiti da casa (ex vestiti da fuori, quindi più comodi, centrifugati) sono il tuo homewear. Un'altra versione del pigiama. L'importante è stare comodi, è il letargo, era questo il senso del mio articolo (e in fondo anche la mia filosofia da casalinga telematica!)

Elena | Lunedì, 4 febbraio 2019 @13:58

La vostra leggerezza mi fa pensare che devo avere qualche problema e che mi sto perdendo qualcosa. Io non possiedo neanche un pigiama - mi piace dornire con la camicia da notte. E una volta sveglia, mi piace vestirmi. Quando rientro a casa mi cambio (con vestiti "da casa" che poi sono ex vestiti "da fuori"). Che significa? Sono una personale a mio agio oppure una persona che non riesce a rilassarsi?

Franci | Lunedì, 28 gennaio 2019 @13:48

il pigiama è un capo di abbigliamento che non dovrebbe mancare mai: un must have. In inverno soprattutto, quando fuori è gelido, piove o nevica accoccolarsi dentro un pigiama morbido, caldo, dai colori tenui, ma anche scozzese è un piacere divino, una di quelle cose che risollevano il morale e rendono gratificante anche la solitudine. Se poi c'è un bel libro da leggere allora il benessere è completo. Evviva il pigiama! Evviva i tuoi articoli, sempre insoliti ed interessanti.

Carla | Mercoledì, 23 gennaio 2019 @14:06

Lo dirò alle mie amiche che mi prendono in giro!!

LISA | Mercoledì, 23 gennaio 2019 @09:58

Mi hai fatto ridere, Carla, pensandoti mentre esci di corsa con dei pigiamoni di felpa e il piumino... Lo fa una mia amica a Milano, che in certe mattine si infila il cappottone e va fino al bar all'angolo - che poi è la supervintage e chic Pasticceria Cucchi. Trend metropolitani!

Carla | Martedì, 22 gennaio 2019 @15:06

Sono una grande fan del pigiama! Tanto da pensare di essere grata di non essere famosa perchè, cosī, nessuno mi paparazza. Una volta, su un giornale vidi fotografata Sharone Stone in pigiama che andava a prendere il giornale è un commento, davvero, poco carino del giornalista. Ecco, diciamo, che io è da molto che esco in pigiamo, e non faccio nulla per nasconderlo: i miei piangiamo non sono nè glamour nè chic, sono solo comodi e caldi. Così, come le mie ciabatte.
Il pigiama è l’abbagliamento per la velocità: oddio mi manca il latte, via si esce con il piumino e il pigiama! Un figlio arriva alla fermata del treno, ma si è un attimo non mi cambio!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.