Lisa Corva

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La vista che mi ispira.

Mercoledì, 30 gennaio 2019 @08:30

La vista che mi ispira è in realtà una delle prime domande delle interviste che faccio per How To Spend It Italia, il mensile del Sole24Ore (nell’originale inglese è The aesthete, in italiano Punto di vista). Interviste che mi divertono molto, perché si entra nel mondo creativo di una persona. Una delle risposte più affascinanti me l’ha data Marina Abramovic’, vera icona dell’arte contemporanea: "i vulcani in eruzione" (bè, cos’altro aspettarsi da lei?). Così mi sono chiesta: qual è la vista che mi ispira? Sicuramente le camere dove ho dormito in alto sui grattacieli (una spettacolare era a Tokyo, la mia prima volta a Tokyo, lo scorso aprile). Ma anche la mia camera d’albergo a Rotterdam, due settimane fa, con vista ad angolo sulle gru del porto. E poi ancora: la vista dalla mia finestra, sempre, perché è da casa che guardiamo il mondo, anche se la finestra dà su un’altra casa. E infine, la vista più importante: il mio golfo, ogni volta che metto piede in piazza Unità a Trieste.
E voi? Qual è la vista che vi ispira?


Intanto, ecco la mia intervista alla Abramovic’, uscita su How To Spend It Italia.

MARINA ABRAMOVIĆ
La vista che mi ispira Vulcani in eruzione.
I segni distintivi del mio stile Semplicità.
Per il mio stile e benessere personale mi affido a: la dottoressa Linda Lancaster, il dottor Radha Gopalan, la dottoressa Nonna Brenner, la makeup artist Jenny Kanavaros, e Tim Aylward come hair stylist.
L’ultima musica che ho scaricato "Hopelessness", della cantante britannica Anohni.
L’ultimo ristorante che mi ha colpito Un dolce, a dir la verità: la pastiera della nonna di Giuliano Argenziano, il mio collaboratore, che lui ha preparato proprio secondo la ricetta centennale di famiglia!
Un oggetto da cui non mi separerei mai I miei occhiali da lettura.
Una scoperta recente Wonderwood Eau de Parfum di Comme des Garçons.
I prodotti di bellezza a cui non rinuncio mai Dr Hauschka Rose Day Cream, una crema da giorno naturale per il viso, fatta di petali di rosa. (Ps: la uso anch'io!)
Nel mio frigo troverete sempre Acqua di cocco.
L’ultima cosa che ho aggiunto al mio guardaroba Un trench Burberry di Riccardo Tisci, stilista e amico dai tempi di Givenchy.
Le mie app preferite La mia!
La mia stanza preferita a casa La mia camera da letto.
La cosa più bella che ho portato da un viaggio Formaggio di capra da un monastero del Bhutan.
La mia icona di stile Maria Callas. Per anni ne sono stata ossessionata: ho letto tutte le sue biografie, ho ascoltato la sua voce straordinaria, l’ho guardata in film e filmati. Mi affascina la sua personalità, la sua vita, e la sua morte: un cuore spezzato.
L’ultima cosa che ho comprato e amato Una sciarpa di cachemire, di Chrome Hearts.
E quella che comprerò prossimamente Un’altra sciarpa di cachemire!
Un posto indimenticabile che ho visitato di recente Il Laos, dove ho dato vita a un progetto che si intitola "8 Lessons on Emptiness with a Happy End". Video e foto che mi stanno molto a cuore, perché ho lavorato insieme ai bambini – che lì ancora muoiono per le mine di guerra, lanciate negli anni Settanta nei bombardamenti americani e ancora disseminate nel paese.
Il regalo più bello che ho fatto di recente Una sciarpa che ho fatto a maglia per il mio compagno. Ma regalerò anche le tazze che ho creato per Illy, e forse anche il poster che ho disegnato per la Barcolana 50 di Trieste, sempre con la stessa frase-slogan: "We’re all in the same boat".
E quello che ho ricevuto Un frammento di meteorite dal pianeta Marte.
Se dovessi limitare il mio shopping a un quartiere in una sola città, sceglierei Soho, a Manhattan.
Un piacere a cui non rinuncerei mai Un pezzo di cioccolato dopo mezzanotte. Preferibilmente Peppermint Rittersport.
I libri sul comodino "The secret oral teachings in Tibetan buddist sects", di Alexandra David-Neel e Lama Yongden (Martino Fine Books); "The emissary" di Yoko Tawada (New Directions); "The encounter: Amazon Beaming", di Petru Popescu (Pushkin Press).
L’artista che collezionerei, se potessi Mark Rothko: perché guardare i suoi dipinti mi commuove sempre profondamente, fino alle lacrime.
Se non facessi quello che faccio Non potrei essere altro che un’artista!
Se non vivessi dove vivo, a New York, vivrei… Ovunque, ma nel 30esimo secolo.

2 commenti

LISA | Giovedì, 31 gennaio 2019 @10:30

E' vero, Carla: quel punto d'Italia, la spiaggia, il mare e le cave di marmo, è bellissimo. Io, comunque, torno sempre all'acqua, torno sempre al mare.

Carla | Mercoledì, 30 gennaio 2019 @22:52

La vista delle Apuane dalla spiaggia, o meglio dal patio della mia casa. Sono due punti di vista: da casa vedo solo quelle vette che sembrano ritagliate nel cielo estivo, dalla spiaggia, spesso, mi giro per guardarle perchė il rifrangersi delle onde mi sembra che culli anche le montagne. Ma la cosa che mi più mi incanta e mi commuove fino alle lacrime sono le cave. Il biancore che emanano sotto la luce della canicola agostana ė quasi fastidioso da sostenere, che diventa più dolce al tramonto perchè si tingono di rosa. La montagna sventrata ha una forza che mi riecheggia dentro come se fosse un urlo. Lo stesso che usavano i lizzatori per trasportare il marmo. Ė un urlo disperto, perchė molti sono gli uomini morti e con loro le donne che li aspettavano a casa, ma allo stesso tempo orgoglioso e poderoso perchė di quello si viveva, e perciò della cava sento anche la vita che pulsa. Forte come forti erano quelli che ci lavoravano.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.