Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Il cielo del viaggio. (E un incontro con Jonathan Franzen, dove ho capito che non potrei mai innamorarmi di uno scrittore, soprattutto se è più bravo di me).

Martedì, 11 maggio 2010 @08:28

"Com’è interessante!
Anche questa primavera
vedo il cielo del viaggio".
(Matsuo Basho)

Anche questa primavera vedo nuovi orizzonti, vedo confini che posso superare, vedo montagne e grattacieli e la linea azzurra e lucente del mare. Anche questa primavera, anche se non esco dalla mia stanza, lo so: sono in viaggio.

(Un haiku di primavera: questo che ho usato per il Buongiorno di oggi è tratto dall’antologia "Il grane libro degli haiku", Castelvecchi. Mi piace, il cielo del viaggio. Anche perché possiamo viaggiare, e questo lo sappiamo, anche senza uscire dalla nostra stanza)

E a proposito di viaggi lunghi 500 pagine, ho appena scoperto, incontrando lo scrittore americano Jonathan Franzen, che finalmente, dopo il bestseller "Le correzioni", in autunno uscirà il suo prossimo romanzo… Ecco l’intervista, che è uscita sul Piccolo di Trieste.

Una buona notizia per tutti i fan di Jonathan Franzen, lo scrittore americano che nel 2001 ci ha regalato il besteller "Le correzioni" (Einaudi). Anzi, le buone notizie sono due. Primo: a settembre uscirà il nuovo libro. Franzen aveva con sé, quando l’ho incontrato, una "advanced copy", una "copia di avviamento" : e quindi è vero, il libro esiste, un romanzone di più di 500 pagine, come il suo primo bestseller. Secondo: è ancora fidanzato. Dettaglio non trascurabile, se pensiamo che la sua compagna, Kathryn Chetkovich, è stata al centro di un piccolo scandalo sentimental-letterario che sembra uscito pari pari dalle pagine di un suo tormentato romanzo. Ma andiamo con ordine.
Il suo nuovo libro: 500 pagine e un titolo di una parola sola, "Libertà". Racconterà di destini incrociati e famiglie nell’America di oggi: anzi, del 2004. E questa volta l’ispirazione è venuta da?
"Le cito uno scrittore: Stendhal, con La Certosa di Parma".
Troveremo lo stesso Franzen di "Correzioni"?
"Spero proprio di no. Perché se sei la stessa persona di prima, continui a scrivere lo stesso libro. E io non sono più quello di Correzioni, almeno spero. Anche se quel libro mi ha dato una consapevolezza: per la prima volta, mi sono sentito davvero autorizzato a scrivere".

Scrivere. E scrivere romanzi di 500 pagine, per di più. Quasi controcorrente, in una società che riduce la comunicazione all’osso: sms, e-mail, brevissimi messaggi Twitter (di cui gli americani sembrano non poter fare a meno). Una società dove il romanzo pare quasi inutile, obsoleto. Forse per questo Franzen cita Balzac, e i grandi scrittori dell’Ottocento: che pubblicavano i loro libri a puntate sui giornali dell’epoca, i "feuilleton" appunto, per tenere agganciati i loro lettori, quasi dei telefilm su carta. E oggi? Possiamo ancora permetterci di leggere un romanzo di 500 pagine? Ne abbiamo ancora voglia? "E’ una domanda che mi faccio anch’io", ha ammesso Franzen, "perché non sono solo uno scrittore, sono anche un lettore. E quindi so che è difficile trovare il tempo di leggere un libro: c’è sempre un’e-mail a cui dobbiamo rispondere, una pagina web che dobbiamo guardare, una telefonata da fare, persone che dobbiamo incontrare. Eppure quando trovo un buon libro, trovo il tempo. Mi disconnetto da tutto il resto. Questa è la sfida, per chi scrive, oggi".

Quindi scrivere un romanzo per lei è una sfida.
"La sfida è riuscire a far vivere un’esperienza a chi mi legge. Far sì che abbia solo voglia di chiudere l’iPhone ed entrare in un altro mondo: quello del mio libro".
Lei non ha scritto solo romanzi. "Come stare soli" e "Zona disagio", usciti sempre per Einaudi, sono una raccolta di saggi.
"Zona disagio è in realtà una raccolta di brani autobiografici. Tutto è nato da un pranzo con una editor del New Yorker, quello che io considero il più bel giornale del mondo (forse perché ci collabora?, ndr). Abbiamo parlato di ricordi imbarazzanti di scuola, abbiamo riso, e qualche giorno dopo ho ricevuto una telefonata: fanne un pezzo per noi. "Zona disagio" è nato così. Ed è diventato, credo, una raccolta dei momenti più imbarazzanti della mia vita. A partire da quelli in famiglia".
Non dev’essere facile essere imparentati con uno scrittore: si ha paura di finire dentro i suoi libri.
"Ma in "Zona disagio" era tutto dichiarato: autobiografia. Ho cambiato solo qualche dettaglio, qualche nome… E ammetto di avere due fratelli molto pazienti. Che non vedevano l’ora che io smettessi di raccontare i fatti nostri e tornassi alla fiction, al romanzo vero e proprio. Non sono stati molto contenti di finire nelle mie pagine. Anche perché quello che io trovavo estremamente divertente, a loro non sembrava tale… Del resto, mio padre raccontava sempre di aver sposato mia madre perché lei l’aveva bombardato di lettere. Evidentemente la scrittura è un vizio di famiglia".

Se è difficile avere uno scrittore in famiglia, immaginiamoci innamorarsi, di uno scrittore. Soprattutto se a scrivere si è in due. Ne sa qualcosa, Franzen. Che prima ha sposato (e divorziato da) Valerie Cornell, scrittrice rimasta pressoché sconosciuta. E poi ha incontrato Kathryn Chetkovich. Molto romanticamente, in una "writers’ colony", ovvero un "ritiro" per scrittori. Due cuori e due computer, come Paul Auster e Siri Hustved? Come Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss? Non proprio. Perché Kathryn, nel 2003, quindi nel mezzo del successo mondiale di "Correzioni", ha scritto un piccolo saggio autobiografico, coraggioso e scomodo. Un titolo come uno schiaffo: "Envy", invidia. E l’ha pubblicato sulla rivista letteraria Granta. Argomento: l’invidia, appunto. Invidia per un uomo di cui ti sei innamorata, ma che scrive pagine belle, troppo belle, che vorresti aver scritto tu. Invidia per l’uomo che divide il tuo letto, che viene intervistato e acclamato, il cui libro è nelle vetrine delle librerie di tutto il mondo, mentre tu ti arrabatti davanti al computer, e il risultato non piace neppure a te. Invidia: forse uno dei sentimenti più difficili da ammettere, all’interno di una coppia. Più ancora della gelosia.
Dunque, può un amore sopravvivere all’invidia? Lei e la sua fidanzata, la donna che ha ammesso, e così crudamente raccontato, di essere invidiosa del suo successo, state ancora insieme?
Silenzio. Franzen risponderà? Si è offeso? Per un attimo - e non è la prima volta durante l’incontro – non sembra più uno scrittore cinquantenne amato e intervistato in tutto il mondo, ma sembra, semplicemente, Charlie Brown. Sarà l’aria ancora da ragazzo, i capelli spettinati. Ma non solo. Come racconta in "Zona disagio", Franzen è cresciuto con i fumetti di Schulz, "dentro" i fumetti di Schulz. Voleva vivere dentro quel mondo, un mondo dove - spiega -la rabbia è divertente e l’insicurezza adorabile. Eppure, quel bambino che amava Charlie Brown, che si sentiva Snoopy, "quell’animale non-animale che viveva tra creature più grandi di una razza differente, esattamente come mi sentivo io a casa mia", è diventato uno scrittore internazionale, che deve rispondere a domande imbarazzanti. O forse potrebbe anche non rispondere… Ma Franzen-Charlie Brown sorride e dice:
"Sì, io e Kathryn stiamo decisamente molto insieme".
Risate. Continua:
"Quando Kathryn ha scritto "Invidia", abbiamo cominciato a ricevere e-mail e telefonate di amici e conoscenti preoccupati, tutti con la stessa domanda: state ancora insieme? Perché il Los Angeles Times sostiene che vi siete lasciati. In effetti il Los Angeles Times aveva chiamato Kathryn, e lei aveva risposto: non rilascio dichiarazioni. La sua non-dichiarazione è diventata una dichiarazione. Io, invece, stasera, spero di averle dato la risposta giusta".



21 commenti

anna maria | Mercoledì, 12 maggio 2010 @18:39

ma per leggere tutti i libri che mi consigli devo licenziarmi ? Oppure potrei nasconderli sotto le ricette .....ci vediamo lunedì.comunque bella intervista .

ALEXO | Mercoledì, 12 maggio 2010 @09:19

Forse violazione di privacy? Comunque mi spiace per questa tua frase, ti stimo molto e mi hai fatto conoscere molti autori di cui ignoravo l'esistenza. Forse la stima non è reciproca, un pò mi addolora ma it's your choice, non posso farci niente, se hai tempo e voglia , spiegami perchè.
Ciao.

LISA | Mercoledì, 12 maggio 2010 @07:45

ALEXO e MARILIA, un suggerimento da parte di Mark Strand: perché non vi scambiate la mail, e proseguite più comodamente altrove la conversazione?

LISA | Mercoledì, 12 maggio 2010 @07:39

MICHELINE: mi piace molto l'idea della bisnonna e della prozia che ti proteggono, attraverso le lenzuola amorevolmente di nuovo restituite all'uso, e al letto...

Fiorenza | Martedì, 11 maggio 2010 @23:53

Marilia, chi si loda si imbroda. comunque vedo che hai corretto la tua precedente autostima. ora sei solo intelligente? Hai tralasciato il "troppo"

Marilia cinquantenne incredula | Martedì, 11 maggio 2010 @23:01

Fiorenza, il fatto che io sia intelligente non mi esime dal salutare. E, se proprio ti dà fastidio, sentiti pure esclusa dai saluti.
Alexo, ce la farai a leggere un libro così lungo? Quanto ci metterai?
Lo sai che non sono riuscita a finire Cent'anni di solitudine?
Ma rientra nelle libertà di noi lettori, come dice Pennac, anche quella di non finire un libro.
Ma quanti libri compri a settimana?
Mi raccomando, non cadere dalla sedia!
volevo solo essere gentile e salutare tutti e tutte. Ma, se ti dà fastidio, sentiti pure esclusa dai saluti

Fiorenza | Martedì, 11 maggio 2010 @22:16

Per quale motivo, Marilia incredula, saluti tutti e tutte? con un po' di coerenza potresti tralasciare " tutte" visto la TROPPA INTELLIGENZA che ti distingue dalle donnette delle quali farò felicemente parte. A scanso di ogni fraindentimento, le parole sopra citate sono tue.

ALEXO | Martedì, 11 maggio 2010 @21:04

Lisa, proprio ieri ho comprato un romanzo di 1060 pagine!!??
Europe Central, di William T. Volmann, Strade Blu , Mondadori, 25 euro (sic). Sono solo alle prime pagine,
ma ho già incontrato Fania Kaplan, l' attentatrice di Lenin,Lenin stesso, sua moglie N.K. Krupskaja, Stalin,
Hitler, Sostakovic, la sua musica, le sue amanti, Anna
Achamtova...
Libro da amare o da odiare, non ci sono vie di mezzo.
Dolce notte a tutte/i.

ALEXO | Martedì, 11 maggio 2010 @19:02

Marilia, prima sparisci tu e poi anche i tuoi post? Ripostalo!
Ti aspetto sulla sedia.
P.S. Questa nuvola non è una nuvola.
Kisses & Kisses

micheline | Martedì, 11 maggio 2010 @18:11

volevo ricollegarmi al post di ieri....belli i ricordi e bello ciò che si può trovare in un baule o in una soffitta.Mi viene in mente lo spettacolo di Arturo Brachetti,il penultimo,dove lui in una soffitta,che doveva svuotare, trovava le cose più disparate;alla fine non la svuota più perchè è piena di ricordi.Io ho trovato delle lenzuola di lino e ricamate della mia bisnonna e della prozia,erano sdrucite dal tempo e ingiallite:le ho portate a rammendare dalla sarta e le ho lavate sono ritornate nuove,ma quando le guardo so quanti anni hanno e penso che loro due, attraverso le lenzuola che ho amorevolmente ritrovato, mi proteggono.Grazie

Lila | Martedì, 11 maggio 2010 @16:25

Buon viaggio Aferdita!!! Mi raccomando attendiamo racconto del tuo viaggio. Un bacio, Lila

aferdita | Martedì, 11 maggio 2010 @16:14

Che bello viaggiare con la mente nei i cieli di primavera, la faccio sempre. Ma questa primavera e ancora piu bella che tra pochi giorni parto per da vero per Parigi, una meta tanto desiderata. Lo sognata da piccola leggendo Balzak, Hygo, Dumas. Ho immaginato lungo Sena, i palazzi le piazze e i boulevard dove camminavano le protagoniste dei romanzi. Ho immaginato la famosa Notre Dame come "Una sinfonia di pietre", come la descritto Hygo. Ma vedere dal vivo sicuramente sarà fantastico, e io non vedo ora di partire.

Lila | Martedì, 11 maggio 2010 @15:58

Primavera, vedo i tuoi occhi color del cielo e comincio a viaggiare...Cara Lisa l'haiku di oggi mi garba parecchio e mi piace anche l'intervista a Franzen. E sì, decisamente non deve essere facile essere la compagna di uno scrittore e per giunta di uno scrittore famoso. Ma l'invidia non rientra tra i miei sentimenti, forse più la gelosia se il mio partner me ne desse motivo. A proposito di gelosia vi devo dire che domenica scorsa presso la libreria Flexi ho visto una delle più belle manifestazioni dell'Otello di Shakespeare. La regia era di Welles che naturalmente era anche il protagonista. Sono stata molto contenta di averlo visto e alla fine la nostra Paola che ama i libri ci ha redarguito con un bellissimo commento parlandoci anche delle difficoltà che ha incontrato Welles nel fare questo film (ci ha impiegato quattro anni). Approfitto del tuo blog Lisa per rinnovare l'invito a tutte le romane ed i romani che vogliono partecipare ai nostri incontri di lettura, l'appuntamento è il 22 maggio presso la libreria Flexi. Il link lo ha già fornito Lisa. Il prossimo libro da commentare sarà La sposa gentile di Lia Levi. Soffi capitolini.

Giusy | Martedì, 11 maggio 2010 @13:46

Condivido pienamente il parere di Rényi. Mi sento quasi in colpa per essere rimasta alla preistoria della letteratura americana (Lisa, non posso confessare qual è stato l'ultimo romanzo che ho letto) e penso che probabilmente non leggerò nemmeno questo. Un'ombra è scesa su di me quando lo scrittore ha accennato alla Chartreuse che ho riletto con immenso piacere pochi anni fa.

Marilia cinquantenne incredula | Martedì, 11 maggio 2010 @11:58

Alexo, corro a comprarmi L'inizio di una sedia. Poi ti faccio sapere.
Kisses

Marilia cinquantenne incredula | Martedì, 11 maggio 2010 @11:55

Lisa, io Le correzioni non l'ho letto. Ma, dopo l'intervista a Franzen penso che comprerò il suo libro Zona disagio che mi ha molto incuriosito.
E poi non avrei mai immaginato che Franzen avesse 50 anni! E che per scrivere un libro ci mettesse 10 anni!
E' proprio vero che scrivere è faticoso ed è coraggioso da parte sua che non abbia lasciato la fidanzata dopo la sua dichiarazione di "Invidia".
Per Alexo: ti ho postato un commento ma è sparito! Boh
Buone nuvole (nella città dove vivo ne siamo pieni da mesi) I can't stand it anymore!
Saluti a tutti/tutte

gilda | Martedì, 11 maggio 2010 @11:03

Vado a tirar giù Le Correzioni dallo scaffale. Lo inizio subito.
Grazie Lisa.

Andrea Rényi | Martedì, 11 maggio 2010 @10:41

Cara Lisa, le tue interviste sono sempre delle perle, mai scontate, piene di riflessioni stimolanti e ricche di approcci molto umani, affettuosi.

Lele | Martedì, 11 maggio 2010 @09:22

Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!! E sono felice come una bambina! So che tu ci vai continuamente, per me è la prima volta nella GRANDE MELA... ti chiederò consigli sicuramente. Baciotti

LISA | Martedì, 11 maggio 2010 @09:15

Cioé, cioé, LELE? In partenza per NYC?

Lele | Martedì, 11 maggio 2010 @08:52

vedo il cielo del mio viaggio Lisa, il viaggio che ho sempre desiderato, un sogno che si avvera, il cielo del mio viaggio fatto di nuvole rosa!
I Love NY!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.