Lisa Corva

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Donne.

Domenica, 5 settembre 2010 @15:27

Donne: mi piace Michela Murgia che ha appena vinto il Campiello con "Accabadora" (che, confesso, non ho letto), e dedica il premio "Non alla mia Sardegna, ma a Sakineh", ovvero alla donna iraniana condannata alla lapidazione per presunto adulterio. (La Murgia la conosco solo obliquamente: mi aveva molto divertito "Tutta la vita davanti", il film che Virzì aveva tratto dal suo primo libro, tutto autobiografico e ambientato in un call center).

Mi piace Rula Jebreal , bellissima al Lido di Venezia: nuova vita e un nuovo amore. Da Israele a Roma, dove lavorava come giornalista, e ora New York: dove vive insieme al suo nuovo compagno, il poliedrico incredibile Julian Schnabel (pittore e regista: ricordate "Lo scafandro e la farfalla"?). Proprio insieme a lui ha appena presentato, alla Mostra del Cinema di Venezia, "Miral". La storia? La sua: quella di una bambina palestinese che cresce in un orfanotrofio; lì cresce, impara, perdona e sfida, e parte alla scoperta del mondo. Mi piace l'idea che una giornalista araba e un regista ebreo newyorchese si siano innamorati, e abbiano creato un film che è una dichiarazione di pace.

Donne come Sofi Oksanen , di cui ho letto qualche mese fa il duro, straordinario "la purga" (Guanda), e di cui vi metto on line l'intervista, che ho fatto per Grazia.

Capelli rasta blu e viola, un nome e un look da rockstar: Sofi Oksanen ha 33 anni e in Finlandia, infatti, è famosa quasi come una rockstar. Ma è una scrittrice. Ha scritto un libro potente dal titolo scomodo, "Purga" (Guanda), che tiene inchiodati come Millennium, la trilogia bestseller di Stieg Larsson. E comincia alla Larsson, con una giovane prostituta, Zara, che arriva tramortita sulla soglia di una fattoria in Estonia. Poi sterza bruscamente, e fa un salto all’indietro: la storia che vuole raccontare non è solo quella di Zara, vittima di "human trafficking", ma quella di sua nonna; la storia che vuole raccontare è quella dell’Estonia, di un odio/amore tra due sorelle prima e dopo la seconda guerra mondiale, di una ragazza che desidera così tanto il marito della sorella da perderla e perdersi, di stalinismo e deportazioni (le purghe del titolo)…
Scritto benissimo, quasi poetico anche se parla di stupro; e selvaggio. Con un grande merito: ci squaderna e ci racconta pagine di una storia a noi sconosciuta, quelle dell’Estonia. Non ce le scorderemo più.
Estonia: perché?
"Perché mia madre è estone. Perché mia nonna viveva nell’Estonia sovietica, in un kolchoz, e io andavo a trovarla ogni estate. E no, non mi sono ispirata a lei per il personaggio di Aliide, l’anziana della fattoria, la donna che incontra la giovane prostituta e reincontra il passato. Dietro c’è una storia che ho sentito spesso da bambina, ed è rimasta con me tutti questi anni: tanto che l’ho trasformata in una pièce teatrale prima, in questo romanzo poi. E’ la storia di una donna, una nostra parente, che viveva con la figlia in una fattoria in Estonia, appunto, ai tempi in cui la terra estone fu calpestata e occupata dalle truppe tedesche e poi sovietiche... Un giorno le due donne trovarono un soldato ferito nei loro campi, e decisero di nasconderlo finché non fosse guarito; costruirono una specie di nascondiglio segreto nella fattoria. Ma qualcuno del villaggio le tradì, e la polizia segreta venne a prelevare la ragazza per interrogarla. Tornò a casa, certo, ma non disse più una parola. E io mi sono chiesta che cosa può succedere, a una donna, per farle decidere di rimanere nel silenzio, per sempre".
Le pagine in cui descrivi le scene di violenza sono potenti: non c’è la descrizione dell’orrore, c’è solo il dopo, il lungo dopo. Come quando Aliide, dopo un interrogatorio appunto della polizia sovietica, torna a casa all’alba, da sola per i campi, e riesce a pensare, quasi in modo ossessivo, solo al fatto che ha le gambe nude, non ha più le calze, e questo è sconveniente…
"Forse ho pensato a quanto, in quegli anni, fosse potente il codice del guardaroba: una donna perbene doveva vestirsi in un certo modo, di sicuro non poteva uscire a gambe nude. Così come un tempo le donne non potevano farsi vedere a capo scoperto, o senza guanti. Le calze sono un simbolo, anche della femminilità violata".
Come mai hai voluto, per la copertina del tuo libro, anche quella italiana, un profilo di donna con un orecchino?
"La spiegazione è nella frase del poeta estone Paul-Eerik Rummo che ho scelto come epigrafe: "I muri hanno orecchie e le orecchie begli orecchini". E nel romanzo ci sono un paio di orecchini d’oro. Del resto nelle guerre, durante le occupazioni, ci sono sempre gioielli, c’è sempre dell’oro: serve per pagarsi la libertà, tentare la fuga. O è l’oro rubato a chi viene ucciso o deportato. Ma gli orecchini alludono anche a qualcos’altro: alla bellezza, allo sforzo per raggiungerla anche quando sembra impossibile".
Bellezza come resistenza umana?
"Esatto. Rummo mi raccontò che, quando l’Estonia venne occupata dai sovietici, decorare la propria casa secondo il proprio gusto, le proprie tradizioni, oppure tentare, per le donne, di mostrarsi sempre ben vestite, piacevoli, era un modo per resistere alla "russificazione": sembra assurdo, ma è così".
Per te, invece, la bellezza è la ricerca di un look estremo?
"Mi piace la moda. Mi piacciono Galliano, Alexander McQueen, Vivienne Westwood. E due stiliste finlandesi: Belle Modeste (crea dei "corsetti" rivisitati, un po’ burlesque, che Sofi indossa anche in occasioni ufficiali, ndr), e i cappelli, i turbanti e gli accessori in seta di Kirsi Nisonen".


4 commenti

cielostellato11 | Giovedì, 23 settembre 2010 @12:17

Ho appena aggiunto La strada dei fiori di Miral alla lista desideri di Anobii, mi fai scoprire un sacco di libri interessanti, grazie!

farfalla | Lunedì, 6 settembre 2010 @20:16

sempre interessanti le tue interviste, uno stimolo per pensare ad altro, per pensare a quel mondo che pensiamo non ci appartenga ma del quale facciamo parte.

http://scampanellino.blogspot.com/ | Lunedì, 6 settembre 2010 @11:21

Bentornata! Posso dirlo senza sembrare egocentrica e vanitosa? Mi piaccio io perchè ho deciso che a partire da questo "nuovo anno" lascio perdere il superfluo, in tutti i sensi. Prime fra tutte le persone vuote ma così pesanti!

BRU | Domenica, 5 settembre 2010 @18:14

Articolo stupendo!
Dopo la settimana "gheddafiana" un pensiero così intenso e delicato dedicato alla forza della femminilità mi emoziona! Grazie...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.