Lisa Corva

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Patria. Casa. E case per scrittori.

Mercoledì, 15 settembre 2010 @08:19

"Era come se gli stesse giungendo una notizia insieme tormentosa e liberatoria, come se, dopo un viaggio lungo e faticoso, egli fosse tornato in una patria distrutta, e la sua casa, benché in macerie, lo accogliesse tuttavia come luogo finale e definitivo di quiete".
(Gregor von Rezzori)

Questo meraviglioso, struggente, consolatorio senso di appartenenza: casa.

(Questa frase è tratta da "Disincantato ritorno", Sellerio. Lui, Gregor von Rezzori , è stato uno dei grandi scrittori mitteleuropei: i suoi libri più belli sono quelli autobiografici ( "Tracce nella neve" e "Sulle mie tracce", Guanda). Nacque nell'allora Impero Austroungarico e morì in Toscana: in una casa nel bosco, dove ora c'è una delle pochissime "writers' retreat" in Italia, diretta, in suo onore, dalla moglie. Ci sono stata, ma purtroppo solo per un'intervista! Vengono invitati solo autori stranieri… Ecco l'intervista che avevo scritto per "Il piccolo")


Beatrice Monti von Rezzori mi aspetta in fondo al giardino. Cammino su questo prato toscano dove ha camminato, prima di me, suo marito, uno degli ultimi grandi mitteleuropei, Gregor von Rezzori. Tra questi ulivi veniva a riposarsi l’instancabile viaggiatore Bruce Chatwin, qui hanno preso il tè -o più probabilmente bevuto un bicchiere di vino rosso - Michael Cunningham, Michael Ondaatje e Colm Toíbín; qui la bella trentenne Zadie Smith, già tre bestseller alle spalle, arriverà tra poco, con il marito, il poeta Nick Laird.
Cammino e mi sembra di camminare non sull’erba ma su pagine di romanzo, calpesto non margherite ma parole: questa casa, questo parco, hanno visto passare i più bei nomi della letteratura internazionale, e altri arriveranno ancora. Qui hanno scritto, riso, chiacchierato, si sono fermati davanti a una pagina vuota; qui, da questa porta, arriveranno tra poco nuovi nomi, nuovi scrittori, dall’America ma anche dall’Iran e all’Africa.
E forse è proprio questa la vera eredità mitteleuropea: aprire la propria casa, aprire le finestre ai venti e alle correnti del mondo. Gregor von Rezzori, nato a Czernowitz quando era ancora Impero Austroungarico, poi Romania, oggi Ucraina, ha visto e raccontato tutto: la dissoluzione dell’Impero, ma anche i crocevia di lingue, culture, destini, migrazioni. E la casa dove ha vissuto i suoi ultimi anni è diventata un rifugio per scrittori, sotto la guida sicura di Beatrice, grazie a una Fondazione chiamata semplicemente Santa Maddalena Foundation, dal nome dell’angolo di Toscana dov’è nata.

Una casa aperta agli scrittori. Cioé?

- Qui a Donnini offriamo una camera da letto con vista; uno studio con una porta da chiudere, silenzio, isolamento. Ho vissuto così tanti anni con uno scrittore, so che è di questo che si ha bisogno. Con in più la possibilità, a cena, di chiacchierare, bere un bicchiere di vino e parlare, volendo, di letteratura.

E a cena, si chiacchiera in inglese?

- Di solito sì. Ma c’è chi l’inglese non lo parla proprio. Come Péter Esterházy, che conosce praticamente solo l’ungherese. Il che non gli ha impedito di discutere di filosofia con Michael Cunningham (l’autore di "Le ore", da cui è stato tratto un film hollywoodiano con Meryl Streep e Nicole Kidman, ndr), che si aiutava con 25 parole in tedesco, e con Zadie Smith. Così diversi, ma si sono trovati. E’ questo che mi piace della Fondazione: le sorprese. Che nascono anche dagli intrecci, dalle simpatie, antipatie o dalle affinità inaspettate, tra gli scrittori che si ritrovano qui.

Zadie, la giovane scrittrice anglo-giamaicana così amata anche in Italia, torna spesso da lei...

- E’ venuta due volte, come "residente". Ma da quando lei e il marito, il poeta Nick Laird, si sono trasferiti a Roma, ci viene spesso a trovare, per il weekend. Loro e il loro carlino (Beatrice sorride e accarezza il suo: in una casa in campagna non potevano ovviamente mancare i cani).

Dunque ospita scrittori, ma anche i loro compagni?

- No, qui si viene per scrivere... L’unica eccezione "famigliare" è stata fatta per una madre e una figlia, entrambe scrittrici: Anita Desai e sua figlia Kiran. Ma sono molto indipendenti, non sono legate dal solito strettissimo cordone ombelicale. E Kiran ha scritto qui il suo "Eredi della sconfitta" (in Italia pubblicato da Adelphi, ndr), che ha vinto il Booker Prize.

Beatrice si alza, mi dice: "Ma lei vorrà vedere lo studio di Grisha"...

Certo che voglio. Grisha, ovviamente, è Gregor von Rezzori; e lo studio più bello, con una grande vetrata su Vallombrosa, è il suo, rimasto praticamente intoccato. C’è una vecchia macchina da scrivere, una foto in bianco e nero di una giovane, magnetica Beatrice; e poi, in piccolo, incorniciata, la città dove è cominciato tutto, e dove inizia anche "Sulle mie tracce": Czernowitz. Da lì von Rezzori è andato a Vienna, a Bucarest, a Berlino, a Parigi, a Roma... Ma, tra le pieghe della sua vita, c’è anche Trieste: perché, quand’era appena nato, scoppia la Prima Guerra Mondiale. I russi avanzavano, e la sua famiglia fuggì dalla Bucovina verso Occidente: in calesse. Tappa a Trieste, in una casa di vacanze del nonno paterno.

La Toscana sembra lontana secoli dalla Mitteleuropa. Come mai avete scelto di venire a vivere qui, tra Firenze e Arezzo, in una casa che ricorda ancora la descrizione di von Rezzori, "isolata come in una fiaba dei Grimm"?

- Non è difficile innamorarsi della Toscana. E nel 1967, quando abbiamo comprato la casa, che allora era in rovina, sembrava la soluzione più logica. All’epoca c’erano sessantamila case in vendita: difficile scegliere. Ma abbiamo deciso che la prima a piacere a tutti e due sarebbe stata nostra. E’ stata la seconda che abbiamo visto. E l’architetto Marco Zanuso, nostro amico, ci ha aiutato a ristrutturarla.

Beatrice mi accompagna a vederla, la "casa degli scrittori". Con quella che lei chiama "la torre", dov’era lo studio di Chatwin. Divani, tappeti, ricordi di viaggio, un’enorme vasca da bagno con i piedi, all’inglese, ma decorata e dipinta sui bordi; e libri, libri sugli scaffali, libri sui tavolini, libri che invitano a sedersi e prenderli in mano. Un grande camino nella sala da pranzo, il sottofondo perfetto per conversazioni in inglese (e forse in ungherese). E arte, ovunque. Beatrice infatti, a 25 anni, quando si chiamava ancora Monti della Corte, aveva aperto, a Milano, la Galleria dell’Ariete, portando in Italia l’arte pop americana, da Rauschenberg a Jim Dine. E ovviamente era amica di Leo Castelli, il grande gallerista newyorkese di origine triestina.

Lei vorrà vedere la tomba di Grisha...

A dir la verità non mi era neppure venuto in mente che potesse essere qui. Ma eccolo, in un angolo di bosco, con vista sulla piscina dove scrittori e scrittrici, immagino, fanno il bagno d’estate pensando alle loro trame. Qui c’è una piramide, ci sono le sue ceneri. E un’iscrizione voluta da Beatrice, che dice semplicemente "nato a Cernopol nel 1914, morto a Donnini nel 1998". Ma come, Cernopol? Cernopol non esiste, o meglio esisteva solo sulla carta: "L’ermellino di Cernopol" è il libro dove von Rezzori, che per lunghi anni fu un apolide, racconta la sua città natia, trasfigurata, immobile per sempre, senza guerre, senza lacerazioni di nazione e di confine. Ed è lì, in fondo, a Cernopol e non a Czernowitz, che da vero romanziere è nato.

Sono stata in questa "casa per scrittori" nel 2008. Da allora mi è capitato di incontrare e intervistare giovani, brillanti scrittori che in quella casa hanno scritto, trovato parole e ispirazione, e bicchieri di vino rosso. Due nomi: l'anglo-pakistana Kamila Shamsie (trovate l'intervista il 10 febbraio 2010, quando in Italia è uscito il suo intenso "Ombre bruciate", Ponte alle Grazie: il titolo del post è "Ci sono vestiti che conservano per sempre il ricordo di un giorno"). E Andrew Sean Greer , di cui forse ricordate molte poetiche frasi rubate per il Buongiorno di City. L'ho incontrato quando in Italia è uscito il suo secondo romanzo, "La storia di un matrimonio", Adelphi (trovate l'intervista il 30 luglio 2009, con il titolo: "Io e lo scrittore con la T-shirt di Obama").
Quello che mi è piaciuto, a proposito di "vestiti che portano sempre con sé il ricordo di un giorno", è che l'elegante, blasée baronessa ha regalato sia a Kamila Shamsie che ad Andrew Sean Greer dei vecchi abiti, intessuti di ricordi, del suo guardaroba. Kamila mi ha raccontato di aver accettato due vestiti estivi, uno a piccoli fiori; Andrew, delle camicie con le cifre ricamate a mano, che appartenevano al dandy Gregor von Rezzori. Un gesto che mi ha commosso e colpito: come certe nonne, o zie anziane, che insistono tanto per regalare abiti che non metteranno più, o di chi non c'è più.

4 commenti

Giusy | Mercoledì, 15 settembre 2010 @20:41

costretta a letto (o quasi) da morbo spero non crudele, ti ringrazio per il suggerimento. Battute a parte, e seriamente, seguirò il competente consiglio. Ciao

LISA | Mercoledì, 15 settembre 2010 @15:51

GIUSY, non regalare "Disincantato ritorno", che è un romanzo; prendi invece "Tracce nella neve", o al limite "Sulle mie tracce". Il meglio di von Rezzori è l'autobiografia.

Giusy | Mercoledì, 15 settembre 2010 @13:44

Lisa, mi è piaciuta moltissimo la tua introduzione all'interessante intervista che rileggerò con calma. Ora so : "Disincantato ritorno" o altro, sarà una delle mie prossime letture e, spero, anche del consorte. Lo troverà sotto l'abete dove, a dicembre, non manca mai qualche libro. Forse sarò troppo in anticipo per la scelta ma penso di non sbagliarmi. Pensa un po', nella nostra pur nutrita biblioteca, manca von Rezzori. Ciao

Annalisa farmacista | Mercoledì, 15 settembre 2010 @10:58

In questa giornata tipicamente settembrina leggere di questo "buen retiro" per scrittori è proprio meraviglioso. Immagino il lento trascorrere della giornata, le pause per sorseggiare il te, il lavoro stancante della scrittura, gli odori che arrivano dall'esterno e rischiano di distrarre dal lavoro. Oddio che voglia di essere lì.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.