Lisa Corva

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Abiti arrabbiati, abiti felici.

Mercoledì, 6 ottobre 2010 @07:37

"Poi svanì
come un turbine
fuori dalla porta
in un trambusto frusciante di vesti
arrabbiate."

(Charles Bukowski)

Ma esistono davvero abiti arrabbiati? Siamo noi che trasmettiamo rabbia, o tristezza, a una giacca, un maglione o un cappotto? E che farne poi, esisterà una lavatrice sentimentale? Oh, poter avere solo abiti felici…

(I versi di Bukowski sono tratti da "Cena a sbafo", Guanda)

21 commenti

monti | Venerdì, 8 ottobre 2010 @21:44

Bel commento.

mari | Venerdì, 8 ottobre 2010 @19:53

abiti arrabbiati, abiti in festa, per proprio conto, abiti solitari, abiti smessi in salsa di sentimnti vari nell'armadio della vita

LISA | Venerdì, 8 ottobre 2010 @07:38

GIUSY: mi piacciono i fiori di seta sulla treccia bionda! GRAZIA: bello sposarsi con colori di frutta e fiori.

Myriam | Giovedì, 7 ottobre 2010 @21:39

Questo desiderio di frivolezza, di parlare di cose leggere, sarà un desiderio di fuga da problemi più importanti? Quesito senza risposta.

Grazia | Giovedì, 7 ottobre 2010 @17:36

Lungo quasi alla caviglia con colori bellissimi dal prugna all'arancione al giallo di certe rose. Sopra un lungo scialle.
Non e' granché come descrizione, ci vorrebbe un disegno.

Giusy | Giovedì, 7 ottobre 2010 @15:02

Ah, dimenticavo, alla ferale notizia del rifiuto al tradizionale-abito-da-sposa, il parentado lombardo si era diviso in Guelfi e Ghibellini.

Giusy | Giovedì, 7 ottobre 2010 @14:52

Oggi giornata calma,per me. Il racconto sarà deludente ma te la sei voluta. Per comiciare, alla notizia della mise non-da sposa, la mamma ha accusato un forte mal di testa, ha stretto i cordoni della borsae non mi ha parlato per una settimana. Erano altri tempi.Quindi avevo scelto senza consigli autorevoli (avevo 24 anni): tubino bianco-impero senza maniche tagliato a trapezio leggermente montante sul collo. Soprabito Fabiani di un bel punto di blu, il tessuto era un jersey compatto, sostenuto. doppiopetto e doppio revers.Non esistono più: uso sconsiderato degli stessi e troppi traslochi. Ho conservato l'acconciatura un po' kitch. Cascata di fiorellini di seta sulla treccia bionda e folta del tempo che fu: racconto poco cripto, vero? e grazie per aver stimolato la mia voglia di raccontarmi.

LISA | Giovedì, 7 ottobre 2010 @14:27

GIUSY: quasi quasi? Io aspetto.

Giusy | Giovedì, 7 ottobre 2010 @13:11

E aggiungo: sei stata veramente perspicace per aver capito di cosa stavo "parlando". Quasi quasi parlo del mio abito nuziale. era fuori dalle regole, ai miei tempi, considerando che provengo da una piccola città di provincia.

LISA | Giovedì, 7 ottobre 2010 @10:50

Per GRAZIA: mi piace l'idea del proprio abito da sposa ancora appeso nell'armadio, "perché fa allegria". E com'è? Raccontami anche il tuo, ADELE. Raccontatemi i vostri. Mi piacciono le storie dentro gli abiti da sposa.

Giusy | Giovedì, 7 ottobre 2010 @09:56

Lisa cara, per capire quello che ho scritto, dovevi decriptarmi! Belle anche le foto che accompagnano l'articolo di Rumiz. E' da un bel po' che vedo Ts solo in cartolina, devo provvedere.

Grazia | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @22:25

Anche il mio abito era anticonvenzionale e, per me, molto bello. Lo tengo sempre appeso nelll' armadio perché' mi mette allegria.
Grazie per la risposta al quesito leggings, non credo di avere l'ironia della signora austriaca e quindi forse non li metterò'. Anche se ....

Adele | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @21:39

Ho buttato v ia il mio abito da sposa, era anticonvenzionale, quindi l'ho usato e strausato. A scanso di equivoci, il mio matrimonio è ancora vitale ma l'abito è morto.

LISA | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @21:29

Pensa, GIUSY, ho capito solo adesso: mi hanno appena mandato un link con quest'articolo, e oplà. La frase è di un articolo che ha dentro la bora, e non solo, di Paolo Rumiz su Repubblica; e parla, guarda caso, di Trieste:
http://viaggi.repubblica.it/articolo/trieste-due-volte-frontiera/222091?ref=HRESS-5

Simona | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @19:17

L'idea dei vestiti buoni/cattivi mi piace. Credo che i vestiti diventino per noi cattivi o buoni in base all'occasione in cui li abbiamo indossati o dei ricordi che ci evocano. Voi siete capaci di buttare via un capo anche se non vi sta più? Io no, proprio perchè quelli sono capi "buoni" ovvero sono legati a dei bei ricordi.

LadyLindy | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @17:14

Ma serve anche un buon detersivo.
http://vitainpillole.wordpress.com

Giusy | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @16:55

Fuori tema e fuori orario (il mio). Questa è SOLO per Lisa che avrà già letto l'articolo, ma non importa "E allora mi chiedo se davvero Dio abbia invidia di noi bastardi e sanguemisto"

Farfalla | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @15:33

Una lavatrice sentimentale...l'idea non mi dispiace affatto. Quasi quasi mi faccio installare un microchip in testa collegato alla lavatrice. Magari funziona!

Giusy | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @14:13

Mah, forse esistono abiti ricettivi ad arrabbiature o tristezze di chi li indossa: non posso pensare a un abitino di jersey o di cashemire arrabbiato. Forse, appunto, un tessuto frusciante tipo taffettà. per quanto riguarda la lavatrice, ne vorrei una intelligente che mi sputasse fuori il calzino dal bucato tutto bianco.

LISA | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @09:54

Eh, FRANCESCA. Sono una Casalinga Telematica (come Emma, la protagonista del mio primo libro) e l'idea di una Lavatrice Sentimentale mi piaceva troppo.

francesca | Mercoledì, 6 ottobre 2010 @09:41

poesie bellissime e belli i commenti.
quello di oggi però...............

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.