Lisa Corva

La finta fashionista va nel club più snob di NYC e sbaglia dress code.

Lunedì, 14 settembre 2009 @15:56

"La mia anima ama tanto i paesi stranieri,
come se le mancasse una patria.
E’ in remote terre che stanno i grossi sassi
su cui riposano i miei pensieri.
Fu uno straniero a scrivere le singolari parole
su quella tavola dura che è la mia anima".
(Edith Södergran)

Fu uno straniero, per lui e con lui ho imparato a oltrepassare confini. Fu uno straniero, ma non siamo forse tutti stranieri?

(I versi che ho scelto per lunedì 14 settembre sono, ancora una volta, della poetessa svedese Edith Södergran).

Sì, a NYC sono cominciate le sfilate. Sfilate o forse soprattutto show: fashion show, come quello a cui ho assistito ieri. Nell’Armory, una vecchia caserma di ufficiali su Park Avenue, gli abiti di Y-3, con un tessuto a maglia larga ispirato alla rete degli stadi: e in campo, dopo le modelle e i modelli, sono scesi Zidane (proprio lui, il calciatore) e lo stilista, Yamamoto, e tirare un calcio al pallone…
Ma il meglio come sempre non sono le modelle, sono le fashioniste e aspiranti tali. Le ragazze che si accalcano fuori da Bryant Park, per entrare alle sfilate. Cosa portano? Scarpe-tortura, altissime e vertiginose; e poi molte acconciature: farfalle luminescenti o decorazioni glitter appoggiate e fermate tra i capelli, anche corti. Buffo. Divertente.

Io, invece, non portavo né scarpe tortura né farfalle tra i capelli, e forse sarebbe stato meglio: perché, per il mio pranzo più chic a New York, ho sbagliato irrimediabilmente il dress code. Colpevole la pioggia: tutti i miei abitini estivi e i miei sandali erano importabili, così sono dovuta uscire con i miei primi jeans e le mie prime All Star (viola, però). Peccato che al Century Club, l’antico snobbissimo club nato più di cent’anni fa per scrittori e intellettuali, dove si entra solo se sei invitato da un membro (e le donne sono state accettate solo vent’anni fa), i jeans non sono contemplati. Scalinate di legno, boiserie, quadri di Sargent, pareti ricoperte da antiche librerie di legno con prime edizioni di libri… Libri, libri, libri. E una bellissima sala da pranzo dove i camerieri erano tutti più eleganti e composti di me. La scrittrice che mi ha invitato, una settantenne molto spiritosa e molto wasp, non ha battuto ciglio. Io invece avrei voluto girare con una didascalia: ehi, questi sono i miei primi jeans, li ho comprati quest’anno nella boutique più chic di Parigi, ci ho scritto anche un articolo, volete sapere anche voi la storia?
Alla fine ho lasciato perdere. Niente discorsi fashionisti con la scrittrice, famosa qui in America per le sue biografie di Simone de Beauvoir e Anaïs Nin: abbiamo parlato di libri, di appuntamenti con ex amori, e… di Middlemarch (vedi il mio post del 29 agosto). Sorpresa. Lei mi ha confessato di aver sempre odiato Dorothea: un’anti-femminista, l’ha descritta; e non solo, né romantica né spiritosa, semplicemente una ragazza testarda che fa le scelte sbagliate. Mmmh. Sono uscita nella pioggia con i miei primi jeans e con addosso ancora la disapprovazione dei camerieri, pensando a Dorothea, e, ancora una volta, alla meravigliosa banalità dell’amore: l'argomento preferito di tutte le ragazze, anche a settant’anni. E oggi, a Manhattan è di nuovo estate, e sole.

3 commenti
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LISA | Martedì, 15 settembre 2009 @18:32

Il mio miglior brunch l'ho fatto qui, da Balthazar, è a Soho: http://www.balthazarny.com/
Che bello che anche tu adesso scopri la "nostra" poetessa svedese!

woland | Martedì, 15 settembre 2009 @12:59

evviva! mi è appena stato recapitato il libro di Edith Södergran da cui stai prendendo ultimamente i versi!
l'ho comprato direttamente alla casa editrice e me lo sono fatto recapitare al lavoro
grazie Lisa!

woland | Lunedì, 14 settembre 2009 @18:45

Ciao Lisa,
mi puoi consigliare un posto bello (alla Sex&theCity) in cui fare un brunch a NY a fine ottobre? vorrei regalarlo ad una mia collega che va lì per il concerto di Bruce Springsteen.
Io non sono molto aggiornato... l'ultima volta sono stato lì a inizio settembre 2001 (!).
Grazie.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.

Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.