Lisa Corva

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Quando tu accendi il domani.

Martedì, 1 marzo 2011 @09:05

Domani. La parola
libera, vacante, senza peso,
si muoveva nell’aria,
così senz’anima e corpo,
senza colore nè bacio,
che l’ho lasciata passare
al mio fianco, nel mio oggi.
Ma all’improvviso tu
hai detto: "io, domani…".
E tutto si è animato
di carne e di bandiere.

(Pedro Salinas)

All’improvviso hai detto: vediamoci domani. Hai scritto: sì, domani. E il mondo ha ripreso luce. Bastava così poco, dunque. Bastava una tua parola.

Le parole che ho scelto oggi per City, come quelle che ho scelto per il 21 febbraio, "Il tuo sonno è circondato tutto dalle mie domande", sono del poeta spagnolo Pedro Salinas, e sono tratte da "La voce a te dovuta", Einaudi, la sua raccolta degli anni Trenta. La luce torna sempre nei versi di Salinas: luce di Spagna, luce del Mediterraneo, luce del desiderio e dello sguardo di chi ci ama. Di luce è fatto uno dei suoi versi più belli, quello che avevo scelto per il Buongiorno del 18 settembre 2009: "Non ho bisogno di tempo/ per sapere come sei:/ conoscersi è luce improvvisa".

7 commenti

Lunì | Martedì, 1 marzo 2011 @22:08

Quel buongiorno, quello del 18 settembre 2009, è uno di quelli che più ricordo. Mi ricordo l'emozione di leggerlo seduta al banco, con il famoso compagno di classe che mi parlava.
E' un bel ricordo, fu un bel buongiorno. E quando lo citi, cosa che fai spesso, lo ripeto a memoria.

Nina | Martedì, 1 marzo 2011 @15:42

@Vip...quanta verità nelle tue parole. Sai, penso che non esistano 'false illusioni', non è che ci inventiamo, così, rapporti, emozioni e sentimenti; la speranza si alimenta con le parole, la presenza, il volersi. E' brusco uscire dal vortice senza fine, come lo definisci bene tu, ma necessario, ormai anche per me. che bella la poesia di Alda Merini !!

Vip | Martedì, 1 marzo 2011 @14:47

Il buongiorno di oggi mi riporta ad una poesia di Alda Merini "Non avessi sperato in te/ e nel fatto che non sei un poeta/ di solo amore./ Tu che continui a dirmi/ che verrai domani / e non capisci che per me/ il domani è già passato." Mi spiace LISA, ma a volte non ci rendiamo conto che mentre continuiamo a sperare in quel domani, nello stesso tempo ci lasciamo imprigionare da un vortice senza fine. E alla fine quel domani arriva sempre troppo tardi. Per questo ho imprigionato in una bottiglia le mie false illusioni gettandole nel mare, questa notte, e ho chiesto alle correnti di trattenerle per sempre. Ora so cosa vuol dire sentirsi liberi.

Giusy d'antan | Martedì, 1 marzo 2011 @13:44

Vedi, Lisa, come "germoglia" ciò che proponi? E mi fa tenerezza e mi consola la speranza di Voce Libera. E la tua.

magicaviola | Martedì, 1 marzo 2011 @11:29

bellissimo davvero...io l'ho provato molto recentemente... è vero che un semplice "domani" può riaccendere un mondo spento da troppo tempo...grazie

LISA | Martedì, 1 marzo 2011 @09:34

Brava, VOCE LIBERA. Mi hai anche fatto pensare a quelle bandiere, nella poesia. Pedro Salinas pubblicò la raccolta nel 1933: anni cupi, poco prima della guerra civile in Spagna. Partì nel 1935 per insegnare in America, e non tornò mai più. Ora come adesso: anni di bandiere, libertà e sogni di un domani migliore. Vorrei vedere la stessa febbre in Italia, hai ragione. Ma forse non è tardi.

voce libera | Martedì, 1 marzo 2011 @09:16

mi piace immaginare queste parole dette oggi, attraversato il mediterraneo, in bocca a due innamorati libici, che stanno lottando per la propria libertà: stesso ardore, stessa speranza.
e chissà se un giorno, anche in questa italia anestetizzata, saremo capaci di tanto slancio...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.