Lisa Corva

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Milano, la direttrice del Museo del Novecento ha un teschio tatuato sul cuore.

Sabato, 28 maggio 2011 @09:28

Marina Pugliese ha un teschio tatuato sul cuore. Ed è una sorpresa, questa quarantenne minuta e gentile, che nasconde però un’anima d’acciaio e un passato da punk: forse ci vuole, per dirigere l’appena ristrutturato Museo del Novecento a Milano, che, riaperto a dicembre dopo tre anni di lavori, ha conquistato i milanesi e non solo. In tre mesi, più di 500 mila visitatori, file costanti in piazza... L’abbiamo incontrata: sulla terrazza di Giacomo, il nuovissimo ristorante del museo, vista straordinaria su Piazza del Duomo.

Lei è una donna, ed è a capo di un team quasi tutto femminile. Però, nel Museo del Novecento, le donne artiste sono pochissime.

"Solo quattro, per l’esattezza. Grazia Varisco, Carla Accardi, Carla Badiali e Dadamaino (il nome d’arte di Eduarda Maino). Ma questa presenza/assenza non è, del resto, la storia del Novecento, della donna nel mondo dell’arte e del lavoro? Soprattutto in Italia".

Delle quattro artiste che troviamo al museo, quale le sta più a cuore?

"Carla Accardi, con la grande tela "Viola Rosso". Un alfabeto inventato, caratteri inesistenti, e colori quasi fluo, viola e rosso appunto: se le guardi a lungo, le lettere vibrano. Un quadro che ho fatto vedere al mio terzo figlio, che è dislessico: perché la lingua è una convenzione, che magari non ti aiuta davvero a comunicare. A differenza dell’arte".

Donne artiste poche, ma lei si circonda di collaboratrici.

"Non è casuale: è un trademark, per me. E’ anche un ringraziamento. Perché la mia carriera (io sono genovese, rifiutata purtroppo dalla mia città d’origine) è stata segnata da donne più grandi di me, che mi hanno passato il testimone. E quando il sindaco di Milano, a sorpresa, mi ha nominato, ho voluto ricordarle tutte: Alessandra Mottola Molfino, Maria Teresa Fiorio, Lucia Matino, Luana Codignoni, Claudia Gian Ferrari… Ma anche le più giovani, quelle a cui passo io il testimone: Danka Giacon e Iolanda Ratti".

Troppe. Ne scelga una.

"Troppe? Ma no, ho avuto semplicemente l’enorme fortuna di una rete di protezione al femminile, in un mondo, quello dell’arte, che sa essere feroce con le donne. E cos’avrei fatto senza Barbara Ferriani, la restauratrice che mi ha aiutato a scegliere il vestito per il giorno dell’inaugurazione, e mi ha persino fatto ridipingere con un pennarello la fibbia delle scarpe? Un po’ come una madre il giorno delle nozze della figlia. Un nome che vorrei ricordaste quando visitate il museo, perché è lei che ha restaurato il soffitto Fontana, all’ultimo piano: quello che era dell’Hotel del Golfo all’isola d’Elba. E’ una sala straordinaria, adesso, insieme al grande neon studiato per la Triennale del ’51, simbolo anche della ripresa di Milano del dopoguerra. Uno dei primi "ambienti" della storia dell’arte nel mondo: per godersi l’opera, lo spettatore si deve muovere, camminare. Ed è una sala che ha trasformato Piazza del Duomo".

Addirittura…

"Non trova? Quando lei è in piazza, è quello che vede, soprattutto di sera: il neon nella vetrata dell’Arengario. Bellissimo".

A quanti anni, in quale museo ha capito che quello era il suo mondo?

"Sinceramente? Non ho mai avuto un’illuminazione del genere. Io ho studiato tecniche artistiche del contemporaneo, su quello ho scritto libri, quello volevo insegnare. Poi è andata diversamente. E sono arrivata, felicemente, qui".

Ma un museo che l’ha particolarmente colpita?

"Il Louisiana, a qualche chilometro da Copenhagen, sul mare del Nord. Forse perché è stato concepito, negli anni Cinquanta, come un anti-museo: un giardino con sculture da toccare, una delle prime caffetterie, i primi laboratori per bambini…".

Portare i bambini al museo: lei ci crede?

"Certo. Tanto che insieme all’artista Conny Prantera abbiamo pubblicato una guida proprio per i più piccoli, con sticker e indovinelli".

Mazarine, la figlia "segreta" di Mitterrand, in un’intervista raccontò di un’abitudine che aveva con sua madre: si incontravano ogni giovedì, a ora di pranzo, e andavano a vedere una sala, una sola, al Louvre. Lei lo fa?

"Mi sembra un’idea bellissima. E sì, lo faccio con i miei figli, che hanno 11, 12 e 13 anni. Quando siamo stati a Parigi, li ho portati al Louvre a vedere un’opera sola: la Pietà di Avignone. Le sale che attraversi per arrivarci, quello è un modo per far vedere il museo come viaggio nel tempo".

E se portasse per la prima volta i suoi figli nel suo museo, cosa mostrerebbe?

"Scelgo Boccioni, "La Carica dei Lancieri": per spiegare il futurismo, e il movimento".

Un’opera a cui tiene in modo particolare?

"E’ "Scultura d’ombra", di Parmiggiani. Davanti agli Archivi del Novecento, è stata creata apposta per questo spazio. E’ una libreria creata con il fumo, un’impronta del tempo: per farla, l’artista ha posato contro la parete dei libri, e poi ha bruciato degli olii grassi. Il fumo entra negli interstizi e "dipinge". Ma è soprattutto un omaggio a una donna che mi ha insegnato molto, che amava Milano, e che non c’è più: la gallerista Claudia Gianferrari. Che a Milano, anche al museo, ha lasciato parte della sua collezione. Quest’opera d’arte era, anche, un suo sogno".

Il primo quadro che avete appeso?

"E’ di Tancredi: "Fiori dipinti da me e da altri al 101%". Volevamo che il primo a trovare la sua collocazione avesse un significato simbolico. Ed è tutto nel titolo: perché a questo museo hanno lavorato centinaia di persone. Io sono la 101, quella che l’ha ereditato".

Se potesse portarsi a casa un quadro, una scultura, di tutta la storia dell’arte, che cosa sceglierebbe?

"Nulla, davvero. Non sono una collezionista. Non mi importa il possesso. E poi, ho il museo!".

Ho intervistato Marina Pugliese per Grazia. Quello che non ho scritto, ma che racconto a voi qui sul blog, è che anche lei è (stata) un’aspirante madre; come Emma, la protagonista del mio primo libro; come molte di voi che mi leggete e che avete letto il Libro Rosa...
Il Museo del Novecento invece lo trovate qui: http://www.museodelnovecento.org/

3 commenti

LISA | Lunedì, 30 maggio 2011 @09:05

URSENNA: ah, il Great Barrier Reef! (sospirone). Manda altre cartoline da down under.

Ursenna | Domenica, 29 maggio 2011 @16:14

BELLISSIMO. Nella to do list delle vacanze in Italia. Ursenna, con un teschio sul costume. Dalla barriera corallina,

Carla | Sabato, 28 maggio 2011 @18:00

io il Museo del Novecento l'ho visto appena aperto: una fredda giornata di gennaio in cui ho fatto la coda con... i miei bambini che appena arrivati nel sala Fontana sono rimasti a bocca aperta per la bellezza del neon e la vista sulla piazza.
E' un posto affascinante, e adesso che so la storia di questa direttrice è anche commovente e oserei dire complice delle donne.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.