Lisa Corva

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Perversioni glam cheap: incontrare un artista superstar come Anish Kapoor e parlargli... di scarpe.

Domenica, 12 giugno 2011 @11:26

La prima cosa che vorrei chiedere ad Anish Kapoor è dove ha comprato le sue scarpe. Ma, visto che l'artista anglo-indiano ormai è una superstar, e che quando lo incontro è stanco, o di cattivo umore, o forse le due cose insieme (siamo all’inaugurazione di "Ascension", nel mezzo delle follie della Biennale di Venezia), non oso. Però, visto che sono testarda, lo tallono dalla conferenza stampa al pranzo (dove mi infilo come "imbucata speciale"), in attesa di potergli parlare di… scarpe. Vorrei quasi toccarle per capire di che materiale sono, ma si può? Sono davvero belle, e sembrano morbidissime, ton sur ton con la sua giacca blu cobalto e gli abiti grigio antracite. Cromatismo perfetto: è un artista, del resto. Per ora lascio perdere le scarpe e, invece, gli dico:

Dunque questo è il suo anno, l’anno di Kapoor? Dopo la grande mostra a Parigi (al Grand Palais), ora è a Milano (alla Fabbrica del Vapore e alla Rotonda di via Besana), e a Venezia, nella Basilica di San Giorgio…

"Pura coincidenza". (Ma sorride).

Il fumo che si leva verso l’alto di "Ascension", verso la cupola del Palladio, è stato paragonato alla colonna che guidò Mosè nel deserto. E’ un ricordo che ha guidato anche lei?

"Certo: è il bisogno che tutti abbiamo di tornare verso il mito".

Il mito è uno dei suoi temi ricorrenti. Anche nel titolo della mostra al Grand Palais: "Leviathan", il nome di un mostro biblico. Lei però l’ha dedicata a un artista in carcere, il cinese Ai Weiwei.

"Non lo conosco personalmente, ma mi è sembrato doveroso. Weiwei è agli arresti dai primi di aprile. Qual è il suo reato? Essere un artista? Ma se questo è un crimine, è un crimine profondamente umano: puntare il dito sulle cose, farcele vedere. Trovo che i musei dovrebbero tutti chiudere almeno un giorno, un giorno di protesta e di supporto a Weiwei: non succederà, ma mi sembrava giusto almeno proporlo".

(E qui Kapoor si illumina, molto di più che non quando parla delle sue opere. Che sia il momento di chiedergli delle scarpe? Forse non ancora).

Lei progetta opere giganti, come "Cloud Gate" a Chicago, 110 tonnellate di acciaio che sono diventate una nuvola pesante e lucida in cui i passanti si specchiano. O come Orbit, la torre-spirale di 115 metri in costruzione a Londra per i Giochi Olimpici: che tutti aspettano coma una nuova Torre Eiffel… Ma crea anche opere minime. E’ stata appena presentata a Venezia la sua tazzina di caffè per Illy Art Collection, un riassunto dei suoi temi: l’argento, lo specchio, il riflesso. E in passato ha firmato anelli per Bulgari, gemelli da polso....

"Che importa?", risponde bruscamente. "La dimensione non è altro che una delle forme espressive della scultura".

Ma lei porta, ad esempio, gli anelli che ha disegnato? E ha mai creato un gioiello speciale per sua moglie?

"A questa domanda, mi spiace, non voglio rispondere".

Ma guarda altrove, e solo dopo capisco dove: guarda una donna molto bella, con una collana d’oro dal ciondolo abbagliante. La collana è un’edizione più che limitata che Kapoor ha creato per Louisa Guinness, una galleria d’arte di Londra. La donna, che gli sorride, è sua moglie. Così tento il tutto per tutto:

Non mi dica che ha disegnato lei anche le scarpe che porta?
Ride, finalmente:
"Le ho fatte fare a Bombay. Ma sul materiale, sinceramente, non so risponderle".

"Dai, Anish, mostra le scarpe…", scherza la moglie. "Che siano di pelle di delfino?".

Tutti ridono mentre Kapoor alza il piede e mostra la calzatura incriminata. Io penso ai delfini, e alle razze (o "galuchat", il pesce con cui - ho imparato nella mia carriera da giornalista fintoglam - si confezionano scarpe pregiate); penso agli oceani, visto che il padre di Kapoor, a Bombay, era un idrografo, disegnava mappe marine. Forse da lì viene il suo istinto verso il vuoto, verso altri, più misteriosi spazi? Kapoor non nasconde di essere stato per anni in analisi, e ha paragonato, con un’immagine straordinaria, l’arte alla psicanalisi. "Sei sul lettino e depositi materiale nello spazio tra te e il tuo analista", ha detto, "crei quindi un terzo spazio". Un "terzo spazio" quasi come quello in mostra a Milano, alla Fabbrica del Vapore: "Dirty Corner" è un tunnel di 60 metri, alto 8, in cui entrare, al buio. Un fallo gigante, un utero, come suggerisce il titolo? Quasi troppo facile ripensare a quella che viene riportata come una delle più battagliere dichiarazioni di Kapoor, un po’ alla Woody Allen: "Il mio lavoro non è la storia della mia vita. Non è la storia della mia nevrosi". L’avrà detto davvero? D’accordo, lasciamo perdere… Stavolta è meglio limitarsi alle scarpe.

Questa NON è l'intervista che leggerete su Elle Decor prossimamente. Quella sarà molto, molto più seria. Peccato!

1 commento

Aminta | Domenica, 12 giugno 2011 @20:00

E ho appena finito di leggere la divertente intervista. Alla prossima...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.