Giovedì, 26 gennaio 2012 @10:24
"Arrivato davanti al portone esitò. Troppe sono le cifre che siamo costretti a memorizzare: i telefonini, le password di internet, i bancomat… Niente di più normale che giunga un momento in cui tutto si mescola e cerchiamo di entrare a casa con il numero di telefono."
(David Foenkinos)
La vita è una password.
La frase di oggi è tratta da uno strano, breve romanzo di un autore francese: si intitola "La delicatezza" ed è una storia d’amore, edizioni e/o. Non ho ancora capito se mi è piaciuto o no (sospetto che c’entri molto la traduzione, forse un po’ imperfetta: in francese sarebbe stato più delicato, buffo, leggero). Ma mi piace l’idea che da questo film, e da questa storia, sia stato appena tratto un film con Audrey Tautou: ricordate, la protagonista di Amélie? E mi piace l’idea di un’imprevista storia d’amore, che capita quando meno ce l’aspettiamo… Come è sempre l’amore, come è spesso l’amore.
Giusy | Giovedì, 26 gennaio 2012 @13:44
Eh sì, brutto segno. E un brutto segno è anche la rivolta dei camionisti, non perché io sottovaluti le loro ragioni che peraltro mi sfuggono almeno in parte. Con un brivido ho ricordato che i camionisti cileni hanno favorito la presa di potere di Pinochet con le conseguenze che tutti sappiamo. E' una corporazione molto potente, almeno penso, favorita dal mancato e colpevole sviluppo del trasporto su ferro. Permetterà Lisa una parentesi che nulla ha a che vedere con la letteratura? Scuse anticipate.
Stefano | Giovedì, 26 gennaio 2012 @11:11
Una sola password , universale, che apre tutte le porte.
Una password che viene scandita ritmicamente, quotidianamente e che pertanto non potrà mai andare persa o dimenticata.
Otto lettere che di continuo pulsano dalla mente al cuore e viceversa….
Simona | Giovedì, 26 gennaio 2012 @11:02
Lisa, leggo solo ora della chiusura di City e mi dispiace, ma sono sicura che questo blog porterà avanti le tue bellissime parole e i tuoi pensieri su quali soffermarsi tutti i giorni. Da ex milanese col lavoro tra gli aironi e le pannocchie, non prendevo mai City, ma spiace doppiamente questa chiusura perchè è l'ennesima testimonianza di una crisi che sembra non fermarsi. E quando chiude un giornale è sempre un brutto segno.

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.
Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!
Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.