Lunedì, 16 novembre 2009 @08:22
"I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul".
(Nazim Hikmet)
I tuoi occhi. Sì, hanno lo stesso colore delle foglie dopo la pioggia. E hanno il colore della città dove ci siamo incontrati, la città dove sto scrivendo queste parole: la città dove ogni giorno, per strada, mi sembra di vedere te.
(Anche oggi, dei versi di Nazim Hikmet. Poeta turco, diventò comunista negli anni Venti. Morì in esilio, a Mosca nel 1963: lo sentite l’esilio, in questi versi del 1948, la lontananza, lo struggimento per la moglie, per la patria lontana? Sono tratti da "Poesie", Mondadori)
giusepope | Lunedì, 16 novembre 2009 @18:04
per lisa corva
gentile lisa non vorrei abitare il tuo blog dove le persone si scambiano saluti e cocccole coi telefonini di 'mostri marini'-freudianamente cattivi padri che non si è uccisi e non si è riusciti ad affrancarsene.
sto scrivendo da caserta dopo aver viaggiato in un pullman.
c'erano delle ragazze di colore ancheloro coi telefonini-masenza biglietto come me.
così il controllore questa volta è stato comprensivo.mi ferisce essere in tale condizioni per una condanna non scritta e forse non decisa dalle stelle
molte volte sono andato lassù per vivere con loro
ma mi hanno rimandato quaggiù
non sono sicuro degli accenti.
comunque le tue frasi che scrivi su City
sono sempre belle
e vedo apprezzate.
giusepope | Lunedì, 16 novembre 2009 @17:56
ah, quanto era bella
come una stella
giocava coi suoi fidanzati
i suoi vestiti
e i suoi lunghi capelli
giocava con il mio cuore e imiei tormenti
ah, quanto era bella come una stella
Al primo giorno
quando ancora gli occhi miei rano chiari
rimasi solo
e attendendo gli eroi
dovetti combattere i miei pensieri d'amore
Da sempre,dai suoi primi versi alla raccolta Sono questo mondo
Giuseppe Cesaro ha affermato con forza i lruolo centrale della poesia nel mondo:centralità nella macchina vorace e senza sosta del mondo.
La poesia ha il compito di registrare,in quanto coscienza linguistica ogni variazione del reale,ogni più piccola alterazione nel tessuto della lingua comune .E lui il poeta capuano,rappresenta la voce intensa diun testimone libero e attento,che non teme di scendere sotto la superficie smussata del reale fino alle cavità più nascoste:il dolore,l'abbandono.,ladebolezza,il cinismo.
il suo compito è di svelare la brutale inautenticità dell'esistenza,la solitudine in cui vive l'essere umano.l'l'abbandono rimane un crimine anche senza i manicomi-scrive il poeta nell'ultima sua pubblicazione Poesie e Pensier-2000i.La persona è in balia delle cose,senza autonomia.senza ruolo.Mary Attento-La Fonte
presto ai primi facili entusiasmi le stelle marine andranno via
Quando,tra quant imilioni di anni
torneranno in superficie?
www.giuseppecesaropoeta.splinder.com
patrizia rogers | Lunedì, 16 novembre 2009 @09:42
E' il mio poeta preferito in assoluto. L'ho incontrato quando facevo le scuole medie, su un'antologia. Sua è la poesia che negli anni è rimasta per me "la" poesia: Foglie morte, adatta a questo novembre, mentre camminiamo ascoltando il rumore delle foglie sotto i nostri passi.

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.
Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!
Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.